Il primato della relazione (15.IV)

Un altro filosofo contemporaneo che si occupa del tema della relazione è Edgar Morin. Il primato della relazione, infatti, viene affermato con forza nei suoi scritti.

Confrontando la sua posizione con quella di Emanuele Severino, sulla quale abbiamo riflettuto in molteplici lavori – dedicati in particolare a La struttura originaria (Stella 2018; Stella 2019) –, non si può non notare che il valore prioritario della relazione costituisce il tema fondamentale della ricerca di entrambi.

Certamente, Morin esprime tale valore in forma concettualmente meno densa, ma non meno significativa. Egli, del resto, non si cura tanto dell’aspetto più specificamente teoretico dell’indagine, ma delle sue ricadute teoriche. Continue Reading

La filosofia e il fuoco: l’eredità di Severino

Si pensa, spesso a ragione, a un sistema filosofico come un complesso teoretico e organico che raccoglie un’unità di tesi su diversi ambiti, dalla metafisica all’etica. Quello che Emanuele Severino ha sviluppato nel corso della sua lunga produzione filosofica è, senza alcun dubbio, un sistema filosofico; ovverosia, un complesso teoretico-metafisico solido che si sviluppa intorno ad un fuoco centrale. Fa bene Leonardo Messinese, nel suo volume dedicato al filosofo bresciano, Emanuele Severino. Il destino e il mortale, edito da Feltrinelli (Messinese 2025) nella collana “Eredi”, a sottolineare come spesso i critici di Severino che hanno definito il suo pensiero «monocromatico, quando non monocorde e ripetitivo» abbiano, con ciò, perso di vista «il ricchissimo svolgimento di quel punto metafisico», ovvero il fuoco di cui scrivevo sopra, rimanendo «a guardare dall’esterno solo l’insegna del suo imponente edificio speculativo» (Messinese 2025, 244). Continue Reading

Filosofie & Scienze: pratiche, metodi e linguaggio

Questo articolo raccoglie le prime uscite della rubrica “Filosofie e scienze: pratiche e metodi” ed è stato pubblicato originariamente, “a puntate”, sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale METOPE, che ringraziamo insieme all’autore per la gentile concessione.

Premessa
Perché iniziare una riflessione sulla scienza e sulla filosofia oggi, e cosa c’entra questo con tutti noi? È innegabile che i traguardi delle scienze hanno aperto orizzonti di possibilità straordinarie che seguono un sogno iniziato in Grecia 2500 anni fa, rinato nel Rinascimento, proseguito con l’Illuminismo e Positivismo ed arrivato fino ai giorni nostri; un sogno che auspicava il raggiungimento di una conoscenza certa, razionale, utile, condivisibile a cui affidarsi nei momenti di incertezza e che avrebbe sollevato gli uomini dalle miserie fisiche, mentali e sociali.

È un sogno che si è avverato? O è una specie di mitologia, una forma di pensiero magico che vorrebbe il realizzarsi di un “paradiso tecnico” nel futuro (per dirla alla Severino) e noi in eterno cammino verso di esso? In un momento come questo, dove aspettiamo quotidianamente dalla scienza una risposta unica e certa nei confronti di un fenomeno planetario che ha cambiato le nostre vite, un fenomeno che si iscrive e descrive nel linguaggio scientifico di un’epidemia da virus, siamo dunque soddisfatti? Ci ha dato le risposte che più intimamente volevamo? O forse meglio, gli abbiamo posto le giuste domande, quelle a cui sa e può rispondere?

Questo ci spinge evidentemente ad interrogarci più a fondo sul nucleo fondante del pensiero scientifico, su cos’è scienza o forse sarebbe meglio dire scienze; sul metodo, o forse sarebbe meglio dire sui metodi scientifici. Sì perché è sempre più evidente che i metodi e le pratiche della biologia c’entrano poco con quelli della geologia o della fisica o della medicina, e non perché si condivida un comune metodo sperimentale, un fisico ne capisce “tout court” di agraria o biochimica. Certo ci sono paradigmi comuni, a volte richiami, sovente intersezioni, ma poi nella pratica le scienze sono saperi molto differenti e specializzati, con linguaggi differenti che molto spesso faticano a capirsi, se non arrivare a posizioni anche contraddittorie.

E come potremmo interrogarci su che tipo di sapere è un sapere scientifico, se non all’interno di una riflessione più ampia su cos’è sapere in generale? Su chi è e cosa sa l’umanità che sa? In questo la filosofia ci verrà in soccorso, sia per la sua propensione metodologica ad affilare ed affinare la domanda, sia per la sua storia di essere stata la prima sapienza razionale e critica e che, per certi aspetti, ha contribuito alla genesi del pensiero scientifico.

Quello che cercheremo di fare è usare il domandare filosofico, non tanto per seguire le posizioni dei vari pensatori, ma per “arroventare” e dunque evidenziare, le precondizioni necessarie, l’oramai assodato, le tacite premesse (non per complottismi vari, ma proprio per suo statuto), affinché funzioni un particolare metodo d’indagine.

Cercheremo di lavorare sui metodi e sulle pratiche del pensiero scientifico, servendoci dei contributi di filosofi, scienziati e divulgatori, consapevoli che: è dalle pratiche che si configurano i metodi e da questi le teorie e i paradigmi e che gli uni non stanno senza gli altri. 

Dividere le prime dalle ultime è sicuramente fonte di enorme confusione e di grossolani errori, è un peccato di “hybris” direbbero i greci, che corre il rischio di creare una descrizione del mondo (una narrazione scientifica) là dove invece ci sono metodi e pratiche di previsione. 

Quindi per concludere, tornando alla domanda iniziale, cosa c’entra questo con noi tutti? L’immagine che noi abbiamo del mondo, che ad oggi è planetariamente un’immagine scientifica, condiziona come pensarci o ri-pensarci nel mondo? Che valore dare alla nostra esperienza intima e vissuta, all’interno di una narrazione così vasta e pervasiva come quella scientifica?

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Severino e la Contraddizione C

Con le dovute precauzioni, possiamo semplificare la dialettica interna alla storia delle idee (e quindi della filosofia) attraverso delle coppie di concetti contrapposti: determinismo-libertà, monismo-pluralismo, verità-errore, idealismo-realismo, finito-infinito.  Tuttavia, le più geniali e straordinarie configurazioni filosofiche si danno e si sono date nel momento in cui il pensiero non è schiacciato su uno dei due termini. L’estremizzazione, infatti, contiene spesso un fondamento dogmatico che è, per sua stessa natura, limitante.

Il sistema filosofico di Emanuele Severino è il maggiore e più raffinato tentativo di sganciarsi da ogni estremismo concettuale. All’interno della coppia Idealismo-Realismo, ad esempio, Severino rimane in costante equilibrio fra i due estremi. Questo equilibrio è in evidenza nel decisivo passaggio in cui il filosofo bresciano affronta la questione della Contraddizione C, in cui il piano “ideale” e quello “reale” (piani che nel destino della verità coincidono in un monismo dall’esplicazione pluralista) si tengono insieme e vengono oltrepassati.

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La contraddizione nel primo Severino

Una delle riflessioni filosofiche contemporanee più dibattute, per lo meno all’interno del panorama italiano, è quella di Emanuele Severino, secondo il quale l’intera tradizione metafisico-morale del pensiero occidentale è preda di una follia originaria. Nella sua interezza la critica severiniana mira al fondamento stesso della filosofia intesa come radicale riflessione intorno al principio dell’Essere. Ad un primo approccio la questione potrebbe apparire semplice: la follia dell’Occidente consiste nel riconoscimento del divenire quale evidenza incontrovertibile della realtà. Severino sostiene che l’affermazione della natura diveniente delle cose porta con sé tutta una serie di conseguenze – riassumibili nella concessione di uno statuto ontologico al non essere – che minano la possibilità stessa di giungere alla conoscenza della Verità. Tuttavia l’argomentazione non tarda a rivelare una complessità di fondo tale da rendere indispensabile un confronto più preciso e approfondito. Continue Reading

Da Hegel a Severino: la “dialettica originaria”

Questa riflessione ruota intorno all’uso, da parte di Emanuele Severino, del termine ‘dialettica’. Si tratta di una nozione che non richiama, a prima vista, i concetti distintivi del pensiero severiniano, ma che tuttavia gioca un ruolo fondamentale all’interno de La struttura originaria, l’opera che costituisce il terreno nel quale tutti gli scritti di Severino ritrovano la fondazione che è loro propria (cfr. Severino, 1981, 13). Per comprendere l’importanza, quasi nascosta, che questa nozione ricopre negli equilibri della concettualità severiniana, basti pensare che il filosofo bresciano introduce «l’autentico concetto della dialettica» (Severino, 1981, 386) – proprio in contrapposizione al «concetto che ne ebbe Hegel» (ibidem) – contestualmente all’esposizione dei tratti essenziali della «essenza del fondamento» (ivi, 107). Non è quindi possibile dar conto della struttura originaria se non si comprende il ruolo che la dialettica, severinianamente intesa, gioca al suo interno. Proprio nell’ottica di delineare questo senso assunto dalla dialettica, occorre anzitutto iniziare a distinguere alcuni dei significati che il termine ha assunto nel corso della storia del pensiero. Sarà pertanto brevemente richiamata e contestualizzata la concezione platonica di dialettica, per comprendere quali siano i suoi connotati essenziali. Si passerà, successivamente e più diffusamente, all’indagine della dialettica in Hegel, che sembra richiamare più la filosofia di Eraclito che quella di Platone. L’idealismo assoluto hegeliano permetterà di avvicinarsi al pensiero severiniano. Ci sarà infatti modo di vedere che Hegel e Severino condividono l’atteggiamento filosofico di fondo con cui si rivolgono alla dialettica, al netto della radicale differenza che li separa. Solo alla fine di questo percorso, più teoretico che storico, si potrà comprendere appieno il significato e l’importanza ricoperta dalla dialettica in Severino, mostrando la connessione intrinseca tra il suo senso autentico e l’essenza stessa del linguaggio che testimonia il destino. Dopo aver compreso che la dialettica è tutt’altro che una nozione ‘secondaria’ – ancorché non immediatamente riconoscibile come distintiva del linguaggio filosofico severiniano – si mostrerà che essa è anzi l’architrave dell’intero sistema con cui Severino sfida l’Occidente. Continue Reading

Aspettando il tramonto della libertà

La questione della libertà umana costituisce uno degli argomenti più problematici della riflessione filosofica. Il pensiero di Emanuele Severino, che proprio rispetto a tale questione ha scritto molto sia in Studi di filosofia della prassi  che in Destino della necessità, ha offerto un prezioso contributo alla concettualizzazione stessa della libertà e alla comprensione di quale ruolo essa possa occupare nella sua ontologia. Continue Reading

Filosofia, cura e correzione cognitiva a partire da Emanuele Severino

Life is a tragedy when seen in close-up, 
But a comedy in long-shot

C. Chaplin

Le prime pagine di Severino
Nel primo volume dedicato alla storia della filosofia, La filosofia antica e medievale, specificatamente nel primo capitolo (Severino 2010), Emanuele Severino conduce un’analisi delle origini della filosofia, sottolineandone la natura ‘liberatrice’. Il paragrafo intitolato “La filosofia e il dolore” (Ivi, 38-42) sottolinea l’interpretazione severiniana della filosofia nel suo doppio valore ontologico ed esistenziale. La filosofia dai Greci al nostro tempo rappresenta un’opera di storia della filosofia che, tuttavia, porta con sé un’interpretazione ontologica che qui analizziamo mettendone in risalto il rapporto tra il soggetto in termini esistenziali e l’oggetto-verità. Questa lettura modifica strutturalmente la relazione che intercorre fra i due, offrendo una prospettiva sull’ontologia aperta al misticismo o, meglio, alla spiritualità come cura di sé passando dal rapporto con la realtà esterna e con la sua rappresentazione. Un approccio che avvicina ancora di più la lettura di quelle prime pagine di Severino all’interpretazione di Pierre Hadot e dei suoi “esercizi spirituali” (Hadot 2005). Continue Reading

L’Infinito primo, il primo Infinito

La metafisica, come in una perfetta sceneggiatura, ciclicamente irrompe sulla scena. Molto spesso, tuttavia, non irrompe con la prepotenza di chi ha la voglia di imporsi, semmai segnala la sua presenza sullo sfondo e ricorda ai teatranti il campo entro il quale hanno facoltà di muoversi.  Anche nell’attuale discorso filosofico antropocentrico, la metafisica balbetta la sua parola, che appare sempre più – appunto – come un balbettare stanco difficilmente recepito. La maggior parte della filosofia novecentesca ha iniziato a considerare la metafisica un discorso erede di una tradizione ormai morta e sepolta, e quindi un discutere vano. Lo sguardo si è via via spostato sul piano etico, attivo, umano, del pensiero. Così facendo si è inteso tralasciare tutto quanto riguardasse la speculazione metafisica. Come se questa non fosse in realtà, già di per sé, un atto; è questo che sfugge a buona parte della filosofia contemporanea: il pensiero filosofico è sempre un fare filosofia, un intervenire sul mondo, un gesto che impone la sua presenza sul reale (o almeno su ciò che consideriamo tale). La metafisica, prima o poi, ciclicamente irrompe sulla scena.
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La concretezza della metafisica

L’origine editoriale del termine metafisica (metà tà physiká, ovvero i libri di Aristotele che si trovavano dopo la Fisica) rappresenta da sempre anche una sfumatura che caratterizza e identifica quest’area di interesse della filosofia. Eppure, al giorno d’oggi, la metafisica non gode affatto di una stima nel discorso filosofico e sembra essere invisa ai più e dimenticata: nelle università, ad esempio, non ci sono cattedre di metafisica e pochissimi corsi la riguardano esplicitamente, se non nelle facoltà teologiche (e questo ci dice molto). La metafisica ha acquisito una certa familiarità con la mistica, con qualcosa di esoterico e che esce dal perimetro del discorso filosofico e, così facendo, essa si è eclissata, fin quasi a diventare qualcosa di laterale e indicibile. La metafisica è dunque nascosta, de-valorizzata, ritenuta una riflessione più vicina alla fede, ammantata di una certa oscurità. Continue Reading

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