É la macchina che deve essere come l’uomo o è piuttosto l’uomo ad essere una macchina? Se la prima domanda ha guidato lo sviluppo tecnologico recente, nella storia della filosofia è la seconda quella che ha tenuto il campo della riflessione. Nella filosofia moderna, prima del celebre l’Homme machine di La Mettrie, è stato Cartesio il primo ad associare gli uomini alle macchine, cercando di stabilire in che misura fosse possibile una somiglianza, se non addirittura un’identità. Assumendo tale prospettiva, il confine tra naturale e artificiale non è un argomento decisivo, come accade invece oggi nel dibattito sulla cosiddetta intelligenza artificiale. Vediamo perché. Continue Reading
La fede insita nel Logos
C’è una parola del lessico filosofico che i filosofi utilizzano raramente e che viene spesso considerata con sospetto: si tratta della parola fede (pistis). Le ragioni di questa diffidenza sono diverse, alcune anche giustificate se si considera la circostanza che la fede si trova normalmente associata al lessico religioso. La fede è virtù teologale e, come dice San Paolo, argomento delle cose che non si vedono: quale definizione può essere più lontana da quella della filosofia che invece è amore per tutto ciò che, nella luce, si mostra in modo evidente?
Eppure, per Eraclito, il fondatore (insieme a Parmenide) della filosofia occidentale, la fede si colloca al cuore stesso della sapienza filosofica, tanto da essere associata in modo indissolubile al Logos. Il Logos (il cui senso originario è il termine greco leghein, che significa tenere insieme, raccogliere), legge universale che non può non valere come verità obiettiva, designa l’unità che emerge dal legame che intercorre tra tutte le cose. Un’unità che, prendendo forma dalla coincidenza degli opposti, soggiace all’apparente disordine con cui il mondo si manifesta. Continue Reading
La metafisica ritrovata
Ponendo la distinzione fra fenomeno e noumeno, Kant ha di fatto depotenziato la metafisica. Ciononostante, il filosofo di Königsberg ha continuato a sostenere che la metafisica, malgrado il depotenziamento che le sue opere ne avevano prodotto, giocava un importante ruolo nell’economia generale del fare filosofia. L’impressione, al contrario, è che con Kant la metafisica abbia subìto un colpo pressoché mortale.
L’opera anti-metafisica di Kant è una delle massime espressioni di quella che Deleuze chiamerà «Filosofia del Soggetto», una tradizione filosofica che trova in Descartes il suo padre nobile, e in Kant uno dei suoi più grandi esponenti. In essa permane, quasi come dato innegabile, preliminare e dogmatico, una separazione netta fra soggetto e oggetto, fra la parte e il tutto. Il maggiore sforzo kantiano, non a caso, in tutta la prima Critica è volto proprio a trovare un collegamento fra le categorie e i fenomeni, tra il soggetto e l’oggetto. Questo iato naturale, innato e insanabile è il burrone nel quale si seppellisce ogni velleità veritativa della metafisica, secondo Kant. Continue Reading
Socrate, il veleno dell’ottimismo
Durante la sua giovinezza, Nietzsche si è interrogato più volte sulla natura e sul significato storico di Socrate che, col suo passaggio, ha modificato in maniera irreversibile l’intera storia del pensiero umano; e a ben vedere quanto compare in proposito all’interno de La nascita della tragedia nel 1872 non è che la conclusione di un percorso cominciato già diversi anni prima. Come dimostrano i frammenti contenuti nei manoscritti risalenti all’autunno del 1869 e la conferenza tenuta nel febbraio del 1870 a Basilea dal titolo Socrate e la tragedia, infatti, già da tempo Socrate era oggetto degli studi filologici nietzscheani, le cui conclusioni ne stravolgeranno completamente l’immagine tradizionale.
La contraddizione nel primo Severino
Una delle riflessioni filosofiche contemporanee più dibattute, per lo meno all’interno del panorama italiano, è quella di Emanuele Severino, secondo il quale l’intera tradizione metafisico-morale del pensiero occidentale è preda di una follia originaria. Nella sua interezza la critica severiniana mira al fondamento stesso della filosofia intesa come radicale riflessione intorno al principio dell’Essere. Ad un primo approccio la questione potrebbe apparire semplice: la follia dell’Occidente consiste nel riconoscimento del divenire quale evidenza incontrovertibile della realtà. Severino sostiene che l’affermazione della natura diveniente delle cose porta con sé tutta una serie di conseguenze – riassumibili nella concessione di uno statuto ontologico al non essere – che minano la possibilità stessa di giungere alla conoscenza della Verità. Tuttavia l’argomentazione non tarda a rivelare una complessità di fondo tale da rendere indispensabile un confronto più preciso e approfondito. Continue Reading
Rovesciare lo schema: Processo e realtà di Alfred N. Whitehead (II)
Audacia e umiltà sono le due caratteristiche che deve possedere lo spirito filosofico affinché possa cogliere ciò che si nasconde nel grembo della natura. La filosofia, dunque, come abbiamo già detto, è scoperta e ricerca continua, inevitabile processo che deve confrontarsi con la logica e i fatti, che non può e deve sfociare in una esposizione personale e individuale. La filosofia, scrive Whitehead, è «l’auto-correzione ad opera della coscienza del suo iniziale eccesso di soggettività» (Whitehead 2019, 177). La filosofia, allora, non è specialistica e nemmeno settoriale: è il più ampio dei discorsi sopra la natura; la filosofia è tale nel momento in cui è – in definitiva – metafisica. Ma per entrare in questa esposizione metafisica del reale, nel senso più completo del termine, ovvero che oltrepassi il fisico ricomprendendolo in una logica organicistica, è necessario definire alcune «nozioni primarie che costituiscono la filosofia dell’organismo» (Whitehead 2019, 187) e sulle quali, quindi, si fonda Processo e realtà.
Ai limiti dello psichico
Abbozzare uno scorcio sulla teoria psicoanalitica freudiana, in particolare sui concetti di nevrosi e psicosi, alla luce dello sguardo filosofico di Georges Canguilhem e mediante le acute riflessioni dello psicoanalista André Green, è lo scopo di questo saggio. Infatti, una psicopatologia che tenga conto della riflessione canguilhemiana sulla normatività – intesa come “razionalità qualitativa”, e non come normatività normante del sapere-potere da cui mette in guardia Michel Foucault – spianerebbe la strada verso una concezione di salute in grado di evidenziare nuove vie di comprensione delle patologie psichiche contemporanee e dei cosiddetti stati-limite.
Aspettando il tramonto della libertà
La questione della libertà umana costituisce uno degli argomenti più problematici della riflessione filosofica. Il pensiero di Emanuele Severino, che proprio rispetto a tale questione ha scritto molto sia in Studi di filosofia della prassi che in Destino della necessità, ha offerto un prezioso contributo alla concettualizzazione stessa della libertà e alla comprensione di quale ruolo essa possa occupare nella sua ontologia. Continue Reading
Rovesciare lo schema: Processo e realtà di Alfred N. Whitehead (I)
Con questo articolo intendo avviare una serie di contributi che ci porteranno ad esplorare, in maniera quanto più possibile analitica e tuttavia fruibile, l’opus magnum di uno dei maggiori filosofi del Novecento occidentale: Processo e realtà di Alfred North Whitehead. Quest’opera, infatti, rappresenta il maggiore contributo filosofico del pensatore inglese che nelle sue oltre cinquecento pagine condensa e rimodella tutto quanto avesse in precedenza scritto. In Processo e realtà emerge senza dubbio l’anima metafisica di Whitehead, ma traspare evidentemente anche il suo retroterra matematico e scientifico. Prima però di inoltrarci nei temi dell’opera è bene conoscerne un po’ la genesi, la struttura e – credo – sia opportuno indicare la postura con la quale leggeremo Processo e realtà e quindi il ruolo che Whitehead immagino debba ricoprire all’interno di un discorso storico-filosofico completo. Continue Reading
Giordano Bruno, un pilota nell’universo infinito
Contro i sogni della scienza e della tecnica che oggi guidano le vite degli uomini, la filosofia non manca di ricordare che la conoscenza della natura e di ogni singolo fenomeno è legata in maniera imprescindibile alla conoscenza del tutto. Giordano Bruno è uno di quei pensatori che lo ha affermato nel modo più perentorio in quel luogo teoretico che concerne il rapporto tra l’uno e i molti, tra il particolare e l’universale. Tentare di ricostruire in poche righe la sua dottrina dell’individuo, e di quel particolarissimo individuo che è l’individuo umano, non è compito agevole: troppe le rielaborazioni simboliche, ontologiche, fisiche e metafisiche che si ritrovano nella sua filosofia, così come i rimandi polemici nei confronti di Aristotele, le cui dottrine Bruno padroneggia per denunciarne puntualmente limiti e aporie. Senza contare infine un metodo che, se spariglia e fa uso in maniera a volte spregiudicata di varie correnti filosofiche, ermetiche e religiose, è sempre finalizzato alla ricerca della verità. Nonostante questa congerie di elementi critici ci siamo tuttavia cimentati nel compito non solo per indicare alcuni tratti di un pensiero che rimane fecondo e denso di spunti ma anche per rendere il nostro dovuto omaggio al filosofo di cui abbiamo ricordato l’anniversario della morte avvenuta il 17 febbraio del 1600 a Campo de’ Fiori in Roma.