Schmitt filosofo dell’ordine, non del Kaos

Quanto sia lontano da una prospettiva caotica, dominata dal Kaos (secondo il titolo di un recente libro di filosofia politica) e dalle forze del vuoto e dell’abisso, Carl Schmitt lo ribadisce alla fine del saggio L’epoca delle neutralizzazioni e spoliticizzazioni pubblicato nel 1929: Ab integro nascitur ordo, l’ordine delle cose umane nasce dalla forza di una coscienza integra. Il mondo schmittiano è un mondo dell’ordine, non del caos.

Dobbiamo domandare allora in cosa consiste questa coscienza integra. Schmitt risponde con la forza implacabile del suo ragionamento. Coscienza integra è sinonimo di vita spirituale la quale, per sua natura, nasce dalla lotta che contrappone ciò che è spirito a spirito, ciò che è vita a vita. Questo significa che ogni posizione politica, per essere tale, deve riconoscere l’altro nella sua dignità di avversario, nemico da combattere e, di conseguenza, da rispettare. Non è corretto (ma bisognerebbe aggiungere non è nemmeno sano) risolvere un problema politico con l’antitesi tra bene assoluto e male assoluto. Un mondo di questo tipo, oltre a non avere un ordine, è un mondo brutale. Eliminare la lotta significa eliminare lo spirito e questo vale anche per coloro che, nelle loro comfort zone, pretendono di vivere in modo securitario, al riparo da qualsiasi rischio, così come esemplificato da Nietzsche con la metafora dell’ultimo uomo. 

La forza della coscienza integra da cui nasce l’ordine significa allora per Schmitt recuperare la dimensione della politica, cioè il terreno della lotta eterna amico-nemico, vero e autentico “caso serio” della vita.

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Appunti su Terra e mare

Due giorni prima del natale 1942, Ernst Jünger è sul fronte russo, impegnato in una enorme disfatta militare. Sul suo diario, però, ha il tempo e la lucidità di scrivere: «Carl Schmitt è tra i pochi che cercano di valutare gli eventi in base a categorie che non siano di breve respiro come le categorie nazionali, sociali, economiche» (Jünger 1983). Aveva ricevuto, sul Caucaso, quello che Carl Schmitt aveva detto all’amico essere un libricino. Si trattava di Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo (Schmitt 2002), volumetto a cui Schmitt lavorò proprio nel corso del 1942 – nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale –, quando la sua biografia politica lo aveva già ampiamente compromesso. Dedicato e indirizzato alla figlia Anima Louise, Terra e mare è però un libro che – malgrado il suo carattere apertamente divulgativo e didattico – conferma quanto Jünger aveva abbozzato sul suo diario. Terra e mare, infatti, è un libro sugli “elementi”, una riflessione in cui l’autore, nell’estraniarsi «dagli eventi del giorno, si arrovella intorno ai grandi destini del mondo, a trame di filosofia della storia, a visioni escatologiche. Guarda al fondamentale, all’originario, all’elementare», come scrive il compianto Franco Volpi nel saggio di accompagnamento all’edizione italiana (Schmitt 2002, p. 117). D’altra parte la filosofia è in un certo senso – fin dalle sue origini – studio degli elementi; non soltanto nel senso fisico o naturale, ma anche in quanto ricerca degli equilibri che si celano dietro agli eventi. Continue Reading

XXII Ritiro Filosofico — I conti con Schmitt

Dal 27 al 29 marzo 2026 si terrà il XXII Ritiro Filosofico, dal titolo I conti con Schmitt, e sarà guidato dal prof. Ernesto C. Sferrazza Papa (Sapienza – Università di Roma).

Nella presentazione del ritiro il prof. Sferrazza Papa scrive: «Le crisi sono da sempre banchi di prova per riflessioni radicali. Non è dunque per caso che in un’epoca di crisi quale la nostra, il pensiero di Carl Schmitt, nonostante la sua biografia politica a dir poco compromessa, sia tornato alla ribalta. Schmitt non ha solo proposto teorie radicali sul politico, ma ha anche profetizzato scenari geopolitici con i quali ci troviamo a fare i conti. Il tentativo di questo ritiro filosofico è di interrogare, a partire dall’opera di Carl Schmitt, la nostra epoca». 

Il ritiro, come al solito, si articolerà in tre sessioni (due al sabato, una alla domenica) dove si alterneranno momenti di riflessione a quelli più dinamici del dibattito tra i partecipanti. Le tre sessioni sono:

  1. Introduzione alla filosofia di Carl Schmitt: Il concetto di “politico” e la Teologia politica
  2. Figure del nostro tempo: il terrorista, il pirata, il partigiano
  3. Le guerre contemporanee: verso un nuovo paradigma della violenza globale

È già possibile prenotare la propria partecipazione: le iscrizioni sono aperte fino a mercoledì 18 marzo 2026.
Tutte le info su logistica, prezzi e modalità di partecipazione alla pagina dedicata: clicca qui.

Per ogni informazione: info@ritirifilosofici.it

La filosofia politica classica

Presentiamo ai nostri lettori, per la pausa estiva di agosto, cinque testi di grandi autori che riflettono sulla Filosofia, sul suo ruolo e sulla sua importanza.

Buona lettura e buona estate a tutti!

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La filosofia politica classica
di Leo Strauss

La filosofia politica classica è caratterizzata dal fatto che essa era messa direttamente in relazione con la vita politica. Infatti, fu solo dopo che i filosofi classici ebbero esaurito il loro compito che la filosofia divenne definitivamente «stabilita», e cominciò cosí ad allontanarsi dalla vita politica. Da allora in poi, i rapporti dei filosofi politici con la vita politica, nonché la loro comprensione di essa, sono stati determinati dall’esistenza di una filosofia politica ereditaria: da allora la filosofia politica è stata messa in relazione con la vita politica attraverso la mediazione di una tradizione della filosofia politica. Questa, essendo appunto una tradizione, diede per scontato la necessità e la possibilità stessa della filosofia politica. Tuttavia tale tradizione, che ebbe origine nella Grecia classica, fu respinta nel XVI e nel XVII secolo in favore di una nuova filosofia politica. Ma questa «rivoluzione» non riuscí a ricostruire il rapporto diretto con la vita politica che era esistito all’inizio: la nuova filosofia politica fu messa in relazione con la vita politica tramite la mediazione dell’ereditata nozione generale di filosofia politica o di scienza politica, e tramite la mediazione della moderna scienza naturale, o anche della reazione ad essa, e tramite una serie di concetti base ereditati dalla tradizione filosofica, per quanto disprezzati o ignorati. Continue Reading

Il ritorno su grande scala del teologico politico

Nella biografia pubblicata nel 2021 è stato definito The Contrarian, l’anticonformista. Non ha scritto libri di teoria politica ma per promuovere le sue tesi si affida soprattutto ai colloqui, più o meno accomodati e visibili su YouTube, che rilascia alla Hoover institution, un ente di politica pubblica americano. In un articolo apparso nel 2009 si definiva un libertario che «ha smesso di credere che democrazia e liberalismo siano compatibili»

Si tratta di Peter Thiel, 58 anni, brillante intellettuale e multimiliardario, fondatore di Paypal, presidente di un’azienda di intelligenza artificiale, sostenitore convinto dell’amministrazione Trump, verso la quale ha fornito numerosi uomini di sua fiducia, tra cui il vicepresidente Vance e l’inventore miliardario Elon Musk. Laureato in Filosofia a Stanford, Thiel è prima di tutto un imprenditore, un businessman, il cui successo ha aperto la strada alle sue idee filosofiche. In realtà si dovrebbero dire idee teologico politiche in quanto esse fanno riferimento in modo prevalente a quel lessico: bibbia, anticristo, apocalisse, katechon. 

Thiel concentra in modo esemplare il suo credo teologico politico in un saggio del 2007 dal titolo The Straussian Moment. Nato come riflessione filosofica sul tema della violenza, l’articolo esamina lo sviluppo della civiltà occidentale in due direzioni: una filosofico- razionale e un’altra apocalittico-religiosa.  Continue Reading

La duplice radice del principio di guerra

Il volume dedicato agli scritti sulla guerra di Simone Weil, di recente uscito nella collana Filosofi del Novecento a cura di Carlo Sini, è una fresca boccata d’ossigeno e di intelligenza per comprendere il fenomeno della guerra. Troppi i parvenu intellettuali e i sedicenti esperti universitari di politica internazionale apparsi recentemente sui giornali e sugli schermi per commentare la guerra della Russia contro l’Ucraina. Per capire, servono piuttosto i classici e soprattutto chi la guerra l’ha vissuta in prima persona.  È il caso dell’intellettuale francese di origine ebraica la quale, animata da autentici ideali di rinnovamento sociale e politico, prese parte alle lotte di rivendicazione operaie e alla guerra civile spagnola. La Weil, spirito inquieto come attestano ampiamente i suoi scritti, morì a soli 34 anni durante la seconda guerra mondiale, mentre era impegnata nella resistenza a fianco del governo francese in esilio in Inghilterra. Continue Reading

Thymos, l’ira che scuote il petto e la mente degli uomini

La parte irascibile, che Platone aggiunge alla parte razionale e a quella concupiscibile dell’anima, è sempre stata considerata in modo residuale rispetto alle altre due. Già il significato etimologico del termine greco che la designa, thymos, indica in generale l’animo, l’emozione, la forza che deriva da un moto interiore che, come il fumo, evapora con la stessa rapidità e indistinzione con la quale era emerso. Spesso e volentieri viene confusa con il genere concupiscibile, in quanto non è facile distinguere forze interiori nei confronti delle quali la parte razionale deve esercitare il controllo. Tuttavia, per confutare questa associazione, Socrate narra, nel IV libro della Repubblica, il racconto di Leonzio. Questi, colto dal desiderio di vedere i cadaveri ammassati dal boia lungo un muro della città, dopo una prima repulsione, fu vinto dalla curiosità di vedere quello spettacolo raccapricciante. Una volta giunto sul posto, se ne uscì con questa esclamazione di protesta rivolta ai suoi occhi: «Ecco disgraziati, riempitevi di questa bella visione!» (439d-440a).
Il racconto mostra che il genere irascibile non solo non deve essere confuso con quello concupiscibile ma che anzi si oppone ad esso. Numerosi sono gli esempi che lo stesso Platone ci fornisce. L’uomo dall’animo nobile che sa di aver sbagliato, non si lascia prendere dall’ira e si sottopone docilmente alla pena. Al contrario, uno che sa di aver ricevuto un torto è disposto a negare in modo rabbioso tutti i suoi desideri (fame, sete, piaceri sessuali) pur di ricevere giustizia. Possiamo aggiungerne di altri: il desiderio di unirsi alla persona amata, da cui non si è contraccambiati, viene ostacolato dalla protesta contro se stessi, che chiamiamo senso dell’onore e della dignità; l’istinto di conservazione viene contraddetto dal sacrificio di sé costituito dal gesto di salvare una persona o una collettività in pericolo, che chiamiamo eroismo. Continue Reading

Enricopedia, un bastardo per la gloria

La seconda tetralogia di Shakespeare si presenta come un tutto coerente in cui le due parti intitolate a Enrico IV sono in realtà centrate sul figlio, il principe Hal, futuro Enrico V. Non esistono partizioni precise, rigide, definitive entro le quali classificare i personaggi, gli eventi e le loro cause. Le stesse informazioni che ci dà il filosofo e drammaturgo inglese sono come avvolte da una nebbia, spesso sospese nel mare della disinformazione. Non è un caso che il soggetto che apre la seconda parte dell’Enrico IV è Rumour, il pettegolezzo «Aprite le orecchie, perché chi di voi tapperà le vie dell’udito, quando il pettegolezzo parla forte? (…) Sulle mie lingue continuamente viaggiano calunnie, che vado ripetendo in ogni idioma rimpinzando le orecchie umane di false notizie». Il pettegolezzo racconta le vicende della storia e non esistono messaggeri che non siano da lui informati. In questo contesto di fake news, che è poi quello ordinario della politica, vengono messi in scena i problemi della legittimità, dell’etica, della competenza a governare.  Continue Reading

La politica, l’arte di dissimulare e di non “discordar” coi tempi

Il Riccardo II dà inizio alla seconda tetralogia di Shakespeare la quale, composta tra il 1594 e il 1599, si riferisce agli anni che hanno preceduto la guerra delle due rose (1455-1485). Si tratta di un lungo prequel in cui Shakespeare, ripercorrendo gli eventi che a partire dalla fine del XIV secolo hanno portato alla guerra civile, vede riconosciuto il suo successo come drammaturgo. Il Riccardo II, mentre esamina la legittimità del potere e il funzionamento del sistema, narra il peccato originale della politica: l’incapacità di risolvere i conflitti. Proprio questo sembra determinante per la politica, la capacità di imprimere una direzione nel momento in cui insorge uno stallo, un’impasse. E non importa la modalità, pacifica o violenta che sia, con la quale viene posto fine al conflitto ma il fatto che esso non sia procrastinato all’infinito. La politica ha orrore del vuoto e vuole soluzioni, il contrario di quello che fa Riccardo che sbaglia tutti i linguaggi e tutti i tempi finendo per rovinare in modo inglorioso. Continue Reading

Shakespeare, un filosofo moderno dal cuore antico

È venuto il tempo di aggiungere un nome nuovo nella storia della filosofia, quello di William Shakespeare. Da anni ormai si moltiplicano gli studi sul suo spessore filosofico. I grandi filosofi, da Shaftesbury a Voltaire, da Marx a Hegel, passando per Hume, Lessing, Freud fino ad arrivare a Wittgenstein, hanno spesso tratto dalle sue opere e dalle sue citazioni vera e propria linfa vitale per il loro pensiero. Soprattutto negli ultimi venti anni è sempre più rilevante il numero di studiosi, soprattutto in area anglosassone e tedesca, che leggono le opere di Shakespeare come filosofiche fornendo numerosi quanto interessanti criteri di interpretazione. Ad esse però manca ancora quella sintesi concettuale che metta a fuoco in modo preciso le ragioni che fanno di Shakespeare un filosofo: in tal modo, convinti di poter colmare questa lacuna, abbiamo deciso di iniziare una serie di articoli per assegnare al drammaturgo inglese un posto nella storia della filosofia, in particolare della filosofia politica. Ce n’eravamo occupati già cinque anni fa ma ora lo faremo in modo sistematico, sapendo che una questione di tal tipo (in che misura Shakespeare sia filosofo) ha a che fare con il modo contemporaneo di pensare e classificare: nel cinquecento, al contrario, il poeta è assimilato all’opera del filosofo, che crea e non soggiace a regole, per sua natura, strumento di critica contro i tiranni. Continue Reading