Elon Musk, la Cassandra dell’abbondanza

Quando parla l’uomo più ricco del pianeta, l’ascolto è cosa che può servire per comprendere la società e le sue tendenze di sviluppo. Se poi quest’uomo, autoproclamatosi la Cassandra dei nostri tempi, propone visioni e progetti che riguardano la vita di tutti, allora l’attenzione della filosofia è cosa opportuna quanto necessaria.

Il mondo futuro di Elon Musk, imprenditore sudafricano in vari settori dell’economia, è caratterizzato da un insieme di ambizioni tecnologiche radicali, paradossi economici e una struttura di potere senza precedenti. I pilastri della sua visione sono diversi ma spiccano tre elementi fondamentali: il regno dell’abbondanza, il dominio dell’intelligenza artificiale e la fine del lavoro.

Musk prevede che, entro dieci anni, l’automazione robotica porterà a un’era di abbondanza in cui il lavoro umano diventerà opzionale e il denaro stesso perderà importanza grazie ad un’offerta di beni e servizi virtualmente infinita. Il futuro, continua a ripetere il magnate, sarà cosa diversa dal passato.

Nella storia del pensiero filosofico non sono mancate utopie simili. Solo per citarne alcune tra le più significative, nella Nuova Atlantide, scritta nel XVI secolo, Bacone aveva affidato al progresso scientifico e tecnologico la concreta realizzazione della massima “sapere è potere”.
Qualche secolo più tardi fu Marx ad assegnare al progresso tecnico il compito di risolvere le contraddizioni generate dal progresso economico, in primo luogo la redistribuzione del reddito.

In tempi più recenti Keynes, il maggiore economista del novecento, previde che entro un secolo (era il 1930) il progresso tecnologico e l’accumulazione di capitale avrebbero risolto il problema economico dell’umanità, stimando una riduzione del lavoro che avrebbe messo l’uomo di fronte al problema inedito di come impiegare il tempo libero.

Ma, ci domandiamo, le cose stanno veramente andando nella direzione profetizzata dal magnate sudafricano? Molti sono i dubbi a tale proposito. Vediamo perché.  Continue Reading

Schmitt filosofo dell’ordine, non del Kaos

Quanto sia lontano da una prospettiva caotica, dominata dal Kaos (secondo il titolo di un recente libro di filosofia politica) e dalle forze del vuoto e dell’abisso, Carl Schmitt lo ribadisce alla fine del saggio L’epoca delle neutralizzazioni e spoliticizzazioni pubblicato nel 1929: Ab integro nascitur ordo, l’ordine delle cose umane nasce dalla forza di una coscienza integra. Il mondo schmittiano è un mondo dell’ordine, non del caos.

Dobbiamo domandare allora in cosa consiste questa coscienza integra. Schmitt risponde con la forza implacabile del suo ragionamento. Coscienza integra è sinonimo di vita spirituale la quale, per sua natura, nasce dalla lotta che contrappone ciò che è spirito a spirito, ciò che è vita a vita. Questo significa che ogni posizione politica, per essere tale, deve riconoscere l’altro nella sua dignità di avversario, nemico da combattere e, di conseguenza, da rispettare. Non è corretto (ma bisognerebbe aggiungere non è nemmeno sano) risolvere un problema politico con l’antitesi tra bene assoluto e male assoluto. Un mondo di questo tipo, oltre a non avere un ordine, è un mondo brutale. Eliminare la lotta significa eliminare lo spirito e questo vale anche per coloro che, nelle loro comfort zone, pretendono di vivere in modo securitario, al riparo da qualsiasi rischio, così come esemplificato da Nietzsche con la metafora dell’ultimo uomo. 

La forza della coscienza integra da cui nasce l’ordine significa allora per Schmitt recuperare la dimensione della politica, cioè il terreno della lotta eterna amico-nemico, vero e autentico “caso serio” della vita.

Continue Reading

Sulla menzogna nella politica contemporanea

Die Lüge wird zur Weltordnung gemacht, «la menzogna viene eretta ad ordine mondiale». Questa frase, tratta dall’opera letteraria Il processo di Franz Kafka, scritta nel 1914, è emblematica per descrivere la condizione attuale in cui la menzogna, a livello mediatico, sociale, economico e politico, sta diventando ormai la regola. 

Certo, nel corso della storia, la menzogna è sempre esistita e la disinformazione è vecchia quanto la stessa civiltà: dal cavallo utilizzato per entrare a tradimento a Troia, al falso documento della donazione di Costantino diffuso per fondare l’impero cristiano; dalla Guerra fredda, che fece esplodere su larga scala i mezzi della disinformazione, fino al neologismo fake news utilizzato per indicare l’ascesa del nuovi populismi. 

Anche il pensiero filosofico non ha mai smesso di riflettere su questo fenomeno. Dal paradosso del mentitore, elaborato dai greci, fino ai saggi sul De mendacio di sant’Agostino; dalle considerazioni di Kant, che negava il diritto di mentire in un celebre dibattito con Benjamin Constant, fino ad Heidegger e Wittgenstein, che legavano la menzogna in modo costitutivo al linguaggio. 

Un posto particolare in quest’ambito è riservato a quella vasta letteratura che ha analizzato la menzogna in riferimento alla politica come (solo per rimanere a quella più recente) la manipolazione della realtà in 1984 di George Orwell o la distinzione tra vita nella verità e vita nella menzogna nel Potere dei senza potere di Vaclav Havel. 

Cosa caratterizza allora l’odierna ascesa della menzogna ad ordine mondiale, come sosteneva Kafka? Quali sono i suoi caratteri distintivi rispetto alla menzogna tradizionale? Che cosa, soprattutto, può abbattere il bugiardo dalla sua pretesa totalitaria e apparentemente invincibile?

Per rispondere a queste domande, il saggio Verità e politica di Hannah Arendt, costituisce uno studio ancora oggi imprescindibile per scavare nei tunnel sotterranei della disinformazione e dei suoi presupposti politici e psicologici.  Continue Reading

Gli ultimi tecnocrati

L’anno appena trascorso ha visto la definitiva affermazione dell’ideologia, dei valori e della politica ispirata alla tecnocrazia. In cosa consistono i suoi principi fondamentali e quali sono le idee che questo movimento di pensiero intende affermare?
Noi di RF abbiamo cominciato ad occuparcene analizzando uno dei testi più rappresentativi, Il momento straussiano, del tedesco naturalizzato americano Peter Thiel, direttore di Palantir,  società americana che sviluppa software per l’intelligenza artificiale. Dopo il nostro articolo sono seguiti numerosi contributi sulla stampa italiana e internazionale, perfino la traduzione italiana del saggio in questione. Continue Reading

Appunti su Terra e mare

Due giorni prima del natale 1942, Ernst Jünger è sul fronte russo, impegnato in una enorme disfatta militare. Sul suo diario, però, ha il tempo e la lucidità di scrivere: «Carl Schmitt è tra i pochi che cercano di valutare gli eventi in base a categorie che non siano di breve respiro come le categorie nazionali, sociali, economiche» (Jünger 1983). Aveva ricevuto, sul Caucaso, quello che Carl Schmitt aveva detto all’amico essere un libricino. Si trattava di Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo (Schmitt 2002), volumetto a cui Schmitt lavorò proprio nel corso del 1942 – nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale –, quando la sua biografia politica lo aveva già ampiamente compromesso. Dedicato e indirizzato alla figlia Anima Louise, Terra e mare è però un libro che – malgrado il suo carattere apertamente divulgativo e didattico – conferma quanto Jünger aveva abbozzato sul suo diario. Terra e mare, infatti, è un libro sugli “elementi”, una riflessione in cui l’autore, nell’estraniarsi «dagli eventi del giorno, si arrovella intorno ai grandi destini del mondo, a trame di filosofia della storia, a visioni escatologiche. Guarda al fondamentale, all’originario, all’elementare», come scrive il compianto Franco Volpi nel saggio di accompagnamento all’edizione italiana (Schmitt 2002, p. 117). D’altra parte la filosofia è in un certo senso – fin dalle sue origini – studio degli elementi; non soltanto nel senso fisico o naturale, ma anche in quanto ricerca degli equilibri che si celano dietro agli eventi. Continue Reading

Il ritorno su grande scala del teologico politico

Nella biografia pubblicata nel 2021 è stato definito The Contrarian, l’anticonformista. Non ha scritto libri di teoria politica ma per promuovere le sue tesi si affida soprattutto ai colloqui, più o meno accomodati e visibili su YouTube, che rilascia alla Hoover institution, un ente di politica pubblica americano. In un articolo apparso nel 2009 si definiva un libertario che «ha smesso di credere che democrazia e liberalismo siano compatibili»

Si tratta di Peter Thiel, 58 anni, brillante intellettuale e multimiliardario, fondatore di Paypal, presidente di un’azienda di intelligenza artificiale, sostenitore convinto dell’amministrazione Trump, verso la quale ha fornito numerosi uomini di sua fiducia, tra cui il vicepresidente Vance e l’inventore miliardario Elon Musk. Laureato in Filosofia a Stanford, Thiel è prima di tutto un imprenditore, un businessman, il cui successo ha aperto la strada alle sue idee filosofiche. In realtà si dovrebbero dire idee teologico politiche in quanto esse fanno riferimento in modo prevalente a quel lessico: bibbia, anticristo, apocalisse, katechon. 

Thiel concentra in modo esemplare il suo credo teologico politico in un saggio del 2007 dal titolo The Straussian Moment. Nato come riflessione filosofica sul tema della violenza, l’articolo esamina lo sviluppo della civiltà occidentale in due direzioni: una filosofico- razionale e un’altra apocalittico-religiosa.  Continue Reading

L’Europa in un vicolo cieco

Le tesi di Evola in merito al tema dell’unità europea sono completamente anticonvenzionali e proprio per questo meritano di essere prese in considerazione. In passato avevamo già visto quelle di Emanuele Severino, per niente rassicuranti. Evola, scomparso quasi 51 anni fa, è ancora più netto e, sebbene non escluda margini di manovra, pone in serio dubbio le prospettive che, fino ad oggi, hanno tenuto il campo nel dibattito politico e culturale della costruzione europea.  Continue Reading

L’idea di diritto in Alexandre Kojève


Alexandre Kojève è stato uno dei fondatori delle istituzioni europee. Se la sua Introduzione alla lettura di Hegel (Kojève 2010) rappresenta una delle più penetranti analisi del pensiero hegeliano sviluppate nel XX secolo, è tuttavia meno noto, ma non meno importante, che Kojève è stato uno degli architetti del processo di integrazione europea (Filoni 2021), prima come rappresentante francese presso l’Oece (Organizzazione europea di cooperazione economica), che aveva lo scopo di favorire la rinascita degli scambi fra le economie europee distrutte dalla seconda guerra mondiale, e in seguito come elemento di spicco dell’Unione europea dei pagamenti e come  negoziatore del Gatt (General agreement on tariffs and trade), che aprirono la strada al Trattato di Roma e alla costruzione del Mercato comune.

Si tratta dunque di una figura di intellettuale a tutto tondo, che si alimenta di profonde ed illuminanti intuizioni giuridiche, infine compendiate nei Lineamenti di una fenomenologia del diritto (Kojève [1981] 2024), trattato composto nella concitata estate del 1943, pubblicato per la prima volta da Gallimard nel 1981 e recentemente tradotto in italiano, dove l’autore esplora la genesi del diritto e le complesse dinamiche che sottendono alla formazione dello Stato. Continue Reading

Tra avere ed essere: quando il soggetto psichiatrizzato diventa soggetto politico

Tra esigenze politiche ed esigenze teoriche
Mai come negli ultimi anni si è mostrato come la psichiatria e la psicologia siano territorio di incontro e scontro tra soggettività epistemiche con interessi, speranze e bisogni diversi. Le comunità di pazienti, survivors e persone psichiatrizzate esercitano una pressione crescente sulle istituzioni e i centri di ricerca, ottenendo in alcuni casi veri e propri cambiamenti di rotta nelle decisioni imposte dall’alto (Sanderson, 2021). In ambito accademico, il precipitato di queste rivendicazioni è un rinnovato interesse su cosa significhi l’incontro tra la persona e la psichiatria, restituendo nuova linfa agli storici studi di Foucault (1998) e Goffmann (1961). Questo incontro necessita di almeno due nodi – la persona e la psichiatria – oggi entrambi oggetto di profondi e accalorati scontri teorici e politici: cosa significa essere pazienti, avere un disturbo, essere diagnosticati, essere istituzionalizzati? Qual è il ruolo dell’istituzione psichiatrica nella società, come dobbiamo guardare alle sue categorizzazioni? Continue Reading

La corona e il campidoglio

Le narrazioni filmiche, letterarie e seriali costituiscono nuove forme del mito. Non, però, nel senso banale di ‘moda’, quanto nei termini in cui esse raccontano una verità articolandola in una struttura narrativa e quindi non rigorosamente argomentativa. Dai miti abbiamo sempre appreso qualcosa (Vernant 2018; Colli 2014) grazie al loro modo di rappresentare la verità con un linguaggio semplice, diretto e che poggia sulla nostra natura di specie finzionale (Harari 2014), capace di costruire e intuire i significati (Gottschall 2014).

La serialità televisiva ha contribuito notevolmente alla diffusione informativa di temi come l’etica, la politica, le relazioni umane, il senso della storia, le perversioni della tecnologia, spesso nella forma di simulazioni futuristiche e distopiche. Altre volte, radicandosi nei problemi del presente, essa ha inquadrato problemi che, da attori del processo, difficilmente riusciremmo a guardare dall’esterno (Arendt 2005). Questo succede anche grazie a specialisti che lavorano sugli script ottenendo l’effetto di raccontare qualcosa che sia insieme bello e vero, spesso in un’ibridazione fra realtà e finzione. 

Continue Reading

1 2 3 6