«Humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere» (Spinoza, Trattato Politico, I, 4)
La struttura relazionale dell’esperienza
Ordinariamente, noi tendiamo ad assumere come reale “in sé” ciò che ci viene dato in quella che chiamiamo esperienza; scriveva, non senza qualche brivido, il “critico” Kant nell’Introduzione alla Critica della Ragion Pura: «non c’è dubbio che ogni nostra conoscenza comincia dall’esperienza»; per il senso comune (la considerazione “ordinaria”), nell’esperienza ci viene “dato” qualcosa e noi riteniamo che esso (siccome non lo produciamo) esista in sé indipendentemente da noi. Solo con fatica il senso comune può essere portato a riconoscere (ancora giusta la lezione kantiana) che sono le nostre strutture soggettive (trascendentali, per continuare a seguire Kant) a determinare “che cosa” effettivamente vediamo (se non entrassero in gioco da subito spazio, tempo e categorie, ma soprattutto l’Io penso, nemmeno sapremmo di vedere e, dunque, non vedremmo). Possiamo sinteticamente dire che l’esperienza è strutturalmente e inscindibilmente relazione tra soggetto e oggetto. Dopo la scoperta del principio di indeterminazione di Heisenberg, la stessa fisica contemporanea (la meccanica quantistica), riconosce esplicitamente tale assunto. Continue Reading