Principio e fondamento (II)

Nel precedente articolo abbiamo detto che solo l’assoluto, dunque l’intero, può avere valore di fondamento. Rileviamo che molto spesso, anche in ambito filosofico, i termini “fondamento” e “principio” vengono assunti come sinonimi.

A nostro giudizio, essi possono bensì venire assunti come sinonimi, ma a condizione di precisare bene il significato che si intende assegnare all’espressione “principio”. Continue Reading

Totalità e assoluto (I)

L’assoluto non può venire confuso con la totalità, se per “totalità” si intende l’insieme di tutte le determinazioni. Un conto, infatti, è il “tutto” inteso come “intero”; altro conto è il “tutto” inteso come “insieme” e che viene sovente definito “totalità”, intendendo il “tutto-di-parti”.

Per chiarire la differenza indicata, prendiamo le mosse da questo punto: la totalità intesa come “insieme”, va notato prima facie, non comprende soltanto tutte le cose (determinazioni), ma anche tutte le relazioni che sussistono tra tutte le cose, almeno se la relazione viene intesa come medio, ossia in forma di ipostasi.

La totalità configura, quindi, un’infinità quantitativa, ossia numerica, tant’è che sarebbe più corretto definirla “indefinitività”.

Anche la totalità, pertanto, risulta non determinabile, ma non per la ragione che, essendo assoluta, non può venire limitata, ma perché, essendo “indefinita” – giacché non si è mai in grado di affermare di avere colto tutte le possibili determinazioni –, essa costituisce una quantità incrementabile e ciò non la rende mai determinabile in forma definitiva. Continue Reading

Lavoro e libertà nella società tecnocratica

Con questo contributo l’autore prosegue le riflessioni iniziate nell’articolo Anders e la natura occulta dei mass media, pubblicato sempre su RF nel maggio 2025 e che si può leggere qui.

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Il lavoro nella società conformistica
Anders radicalizza e approfondisce la metamorfosi di tempo libero in tempo occupato nel secondo volume della sua opera, sostenendo che l’occupazione caratterizzata dal consumo dei media sia essenzialmente lavoro. In questo testo, pubblicato 24 anni dopo il primo, il panorama costituito dal predominio delle macchine sull’uomo e della società tecnocratica si unisce all’idea dell’effetto massificante dei media, mostrando un mondo in cui tecnocrazia e conformismo esercitano unitamente il dominio sull’intera società. Il pericolo della sottomissione ai poteri conformistici è dall’autore percepito come incontrovertibile.

Quello della pubblicità è definito come un effetto “sirenico”, in quanto permea la società, agendo subliminalmente e inconsciamente. L’assenza di divieti e obblighi espliciti è il mezzo più efficace per ottenere la sottomissione dell’individuo, che accetta volontariamente di piegarsi al sistema conformistico. Ciò genera un’apparenza di libertà che vela un dominio ben più subdolo; con le parole dell’autore: «in nessuna epoca il dominio è mai stato esercitato con così buona coscienza come nella nostra» (Anders 1980, 183). Continue Reading

L’inevitabilità del Fondamento (V)

Dicevamo che non si può che scegliere l’affermazione “la verità è indeterminabile”, stante che la contraria, e cioè “la verità è determinabile”, impone la contraddizione nell’essere stesso della verità, la quale viene richiesta bensì come assoluta, ma poi viene determinata e cioè viene negata nella sua assolutezza.

L’affermazione “la verità è indeterminabile” risulta, pertanto, inevitabile. La sua inevitabilità, tuttavia, non può venire scambiata per verità, la quale invece non appartiene a nessuna affermazione, proprio in quanto affermazione: la verità, che è innegabile, è dell’assoluto, perché solo l’assoluto è vero in quanto non dipendente da altro da sé, ma autonomo e autosufficiente. Continue Reading

Severino e la Contraddizione C

Con le dovute precauzioni, possiamo semplificare la dialettica interna alla storia delle idee (e quindi della filosofia) attraverso delle coppie di concetti contrapposti: determinismo-libertà, monismo-pluralismo, verità-errore, idealismo-realismo, finito-infinito.  Tuttavia, le più geniali e straordinarie configurazioni filosofiche si danno e si sono date nel momento in cui il pensiero non è schiacciato su uno dei due termini. L’estremizzazione, infatti, contiene spesso un fondamento dogmatico che è, per sua stessa natura, limitante.

Il sistema filosofico di Emanuele Severino è il maggiore e più raffinato tentativo di sganciarsi da ogni estremismo concettuale. All’interno della coppia Idealismo-Realismo, ad esempio, Severino rimane in costante equilibrio fra i due estremi. Questo equilibrio è in evidenza nel decisivo passaggio in cui il filosofo bresciano affronta la questione della Contraddizione C, in cui il piano “ideale” e quello “reale” (piani che nel destino della verità coincidono in un monismo dall’esplicazione pluralista) si tengono insieme e vengono oltrepassati.

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L’uomo, la più importante delle materie prime

Per comprendere la tesi di Heidegger in merito all’essenza dell’uomo bisogna partire dall’assunto che la soggettità (come il filosofo tedesco indica il principium individuationis) è un modo della dimenticanza dell’essere. Tale principio metafisico è all’origine del dominio, ovvero la modalità fondamentale dell’esistenza umana, che si realizzerà compiutamente nell’odierna età della tecnica. Chi ha affrontato seriamente i testi sa bene che quelli di Heidegger sono estenuanti, snervanti, a volte enigmatici. Ma non per questo sono eludibili se si tiene presente il fatto che il filosofo tedesco è il pensatore che ha tracciato il campo da gioco della filosofia contemporanea. Noi, che non siamo certo heideggeriani, riconosciamo però come egli sia stato una sorta di Cartesio della filosofia contemporanea da cui i filosofi successivi hanno tratto linguaggio e materia speculativa. Nei venticinque anni che vanno dalla prolusione universitaria Che cos’è metafisica? del 1929 al saggio Oltrepassamento della metafisica del 1954, Heidegger chiarisce a se stesso e ai suoi interlocutori il significato dell’essenza dell’uomo e della sua individuazione. Noi ne abbiamo ricostruito il percorso.

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La verità dell’incontraddittorio (IV)

Il punto cui siamo pervenuti nel precedente articolo è il seguente: l’intentio veritatis – ossia la spinta verso la verità autentica (cioè assoluta, cioè oggettiva), che anima la certezza soggettiva – viene contraddetta dal fatto che la verità viene determinata e, quindi, viene vincolata allo stato (soggettivo) di chi la rappresenta, cioè la riferisce (la dice) e, riferendola (dicendola), la riferisce (la vincola) al proprio sistema di riferimento. Continue Reading

Pensare la mente dentro l’infinito

Nella discussione sull’intelligenza artificiale ricorre continuamente la questione del rapporto tra mente umana e mente della macchina. La preoccupazione è quella di stabilire la superiorità della prima rispetto alla seconda, ricercando quei limiti oltre i quali per natura o per qualche altro motivo la mente della macchina non può superare la capacità di quella umana.  Continue Reading

Coscienza trascendentale e verità oggettiva (III)

Per specificare ulteriormente la differenza che sussiste tra “oggettivo” e “oggettuale”, diremo che ciò che viene detto è solo il dato (l’oggetto) della comune esperienza, intrinsecamente vincolato al soggetto e tale da costituire, appunto, l’oggettuale. Solo la riduzione dell’oggettivo (della realtà in sé, cioè assoluta) all’oggettuale, pertanto, induce la convinzione che ciò che si dice sia la realtà in sé e non, invece, soltanto la realtà per noi.

Del resto, la stessa relazione tra coscienza e dato (oggetto) deve venire saputa, per venire detta, così che anche tale relazione tende a disporsi nel campo della coscienza, la quale viene ad essere sia termine della relazione sia la relazione stessa tra sé e il proprio oggetto.

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Anders e la natura occulta dei mass media

Nell’ampio panorama filosofico occidentale il nome di Günther Anders è poco noto e, certamente, scarsamente considerato. Alcuni critici hanno ritenuto la sua opera come una mera demonizzazione della tecnica attraverso una reiterazione, priva di spessore o addirittura banale, di temi già trattati ed esacerbati. Tuttavia, fondate o meno che siano tali critiche, è certo che l’autore si è reso protagonista di un’analisi estremamente rilevante, e per certi versi profetica, sui mass media e sul sistema che muove questi apparecchi nella società contemporanea, da cui deduce una precisa concezione – tendenzialmente catastrofica – della tecnica. Il fulcro del suo pensiero si trova in L’uomo è antiquato testo costituito da due volumi pubblicati in tempi diversi: il primo nel 1956, il secondo nel 1980. Fra questi non sussiste solamente una differenza cronologica, ma anche strutturale; il secondo volume infatti, a differenza del primo, non può essere considerato una vera e propria opera, in quanto è costituito da una serie di articoli concepiti fra il 1957 e il 1979. 

Isoleremo dunque due temi trasversalmente presenti in entrambi i volumi, che saranno affrontati in due articoli per ogni tema: il primo tema è dedicato alla critica sociale dei mezzi mediatici; il secondo al concetto di tecnica in rapporto alla psicologia delle emozioni.

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