Coscienza trascendentale e verità oggettiva (III)

Per specificare ulteriormente la differenza che sussiste tra “oggettivo” e “oggettuale”, diremo che ciò che viene detto è solo il dato (l’oggetto) della comune esperienza, intrinsecamente vincolato al soggetto e tale da costituire, appunto, l’oggettuale. Solo la riduzione dell’oggettivo (della realtà in sé, cioè assoluta) all’oggettuale, pertanto, induce la convinzione che ciò che si dice sia la realtà in sé e non, invece, soltanto la realtà per noi.

Del resto, la stessa relazione tra coscienza e dato (oggetto) deve venire saputa, per venire detta, così che anche tale relazione tende a disporsi nel campo della coscienza, la quale viene ad essere sia termine della relazione sia la relazione stessa tra sé e il proprio oggetto.

Ne consegue che l’io, affermando qualcosa, afferma sempre sé stesso, valendo come fondamento di ogni affermazione.

E tuttavia, la coscienza di questa “chiusura” dell’io configura una qualche emergenza oltre di essa: un’emergenza della coscienza oltre la sua dimensione solo empirica, colta proprio perché “oggettivata” (“de-limitata”).

Un’emergenza, dunque, oltre la certezza soggettiva. Un’emergenza, inoltre, che configura un’apertura alla verità oggettiva, la quale permane tale, non di meno, solo in quanto non viene essa stessa oggettivata, ossia solo in quanto l’apertura non viene intesa come relazione, ma come intenzione.

Se, infatti, la verità oggettiva venisse oggettivata, allora cesserebbe di essere “oggettiva” e decadrebbe di nuovo a “oggettuale”. Verrebbe, così, a ricadere nell’asserto e decadrebbe ancora a certezza dell’io.

Il trascendimento della dimensione psicologica, pertanto, si rivela soltanto come coscienza trascendentale, la quale vale come atto che emerge sulla stessa coscienza empirica, per sua natura soggettiva.

La coscienza trascendentale, valendo appunto come atto, non può venire ridotta a stati di coscienza né, tanto meno, alle conoscenze ordinarie: neppure alle conoscenze, più o meno formalizzate, che il pensiero scientifico ritiene di avere individuato e descritto.

Tali forme, ancorché intenzionalmente (idealmente) rivolte all’oggettivo, infatti, descrivono soltanto l’oggettuale, il quale si vincola inscindibilmente al soggettivo, e per questo non è mai in grado veramente di trascenderlo.

Le conoscenze ordinarie, incluse le conosce scientifiche, quindi, vengono bensì assunte come se cogliessero la realtà oggettiva, ma in effetti sono solo espressione della realtà oggettuale, perché quest’ultima è subordinata al soggetto conoscente e non vale come veramente autonoma e autosufficiente, cioè come assoluta.

A sua volta l’intenzione, sempre rivolta alla verità, permane soggettiva (solo psicologica) fino a che viene assunta per il suo rivolgersi ad un contenuto determinato, ossia fino a che di essa si fa valere soltanto il compimento fattuale.

Che è come dire: se si configura il “ciò di cui si è certi essere la verità” e lo si configura, appunto, in forma determinata, come un qualunque “contenuto” di coscienza espresso da un’asserzione, allora l’intenzione che sta a fondamento del dire, e che vale come la sua struttura autentica, viene negata perché viene ridotta alla modalità dell’essere certi, che costituisce solo la struttura formale del dire stesso (dell’apofansi).

In tal modo, l’intentio veritatis viene contraddetta precisamente dal fatto che la verità viene determinata e, quindi, viene vincolata allo stato di chi la rappresenta, cioè la riferisce (la dice) e, riferendola (dicendola), la riferisce (la vincola) al proprio sistema di riferimento.

Di contro, se la verità permane l’ideale cui l’intenzione si volge, costituendo ciò che originariamente la evoca e la orienta come intenzione, allora quest’ultima cessa di essere una mera certezza, uno stato soggettivo, perché, almeno idealmente, non può non coincidere con la ragione stessa del suo essere: la verità oggettiva, appunto.

 

Precedenti articoli di questa serie già pubblicati
La dialettica di certezza e verità (I) (13 aprile 2025)
Verità, certezza e realtà oggettiva (II) (11 maggio 2025)

Foto di Liana S su Unsplash

 

Università per Stranieri di Perugia e Università degli Studi di Perugia · Dipartimento di Scienze Umane e Sociali Filosofia teoretica - Filosofia della mente - Scienze cognitive

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