Intendiamo concludere la riflessione svolta nei precedenti articoli, e dedicata al tema del fondamento nonché alla sua innegabilità, mediante un’ultima considerazione, che riteniamo vada riservata al sistema empirico-formale.
Per quale ragione? Per la ragione che tale sistema, da un lato, richiede il fondamento come emergente, perché solo se assoluto esso è autentico fondamento.
D’altro lato, però, il sistema pretende di inglobare in sé quel medesimo fondamento che richiede come emergente, perché vorrebbe ridurlo ad un proprio elemento, onde poterlo determinare e dire.
Se non che, qualora il fondamento venisse inglobato, cesserebbe per ciò stesso di essere assoluto e, di conseguenza, cesserebbe di valere come fondamento.
Con questo approdo: il sistema dei determinati, non potendo includere in sé il fondamento, ossia non potendo utilizzarlo in funzione fondativa, non può non (necessariamente, cioè innegabilmente) ripiegare su sé stesso, mediandosi, ossia oltrepassando la propria parvente immediatezza, che è l’immediatezza del dato.
Tuttavia, poiché il sistema fa valere la propria inevitabile pretesa di conservarsi, e di conservarsi come se fosse immediato, ossia come se fosse un insieme di dati, esso non può evitare di sostituire la legittimazione autentica con la presupposizione, che costituisce una falsa legittimazione.
Il sistema, sotto la spinta della sua pretesa di conservarsi, è costretto insomma a sostituire il fondamento, che vale come il prerequisito – cioè come ciò che è richiesto quale condizione a parte ante, cioè come il principio di cui non v’è principiato (che da esso consegua) –, con il presupposto, il quale a rigore si pone perché presuppone ciò che lo presuppone.
Senza il “posto” che lo presuppone, infatti, esso non si configurerebbe come “presupposto”, così che tra posto e presupposto si instaura un circolo che non può non essere vizioso e, pertanto, non può di certo costituire un’autentica legittimazione (fondazione).
Non di meno, solo il presupposto può venire utilizzato (strumentalizzato) dal sistema come se potesse svolgere la funzione del legittimare (fondare) il sistema stesso.
Se non che, il presupposto non può legittimare il sistema non soltanto perché del sistema abbisogna per valere come “suo” presupposto, ma altresì per il fatto che assume il posto (il sistema) così come questo si presenta, senza discuterlo, ossia senza rilevarne il limite intrinseco.
Di contro, il fondamento è effettivo proprio per la ragione che impone a ciò che è insufficiente a sé stesso di trasformarsi intrinsecamente, sì che esso non legittima il finito nella forma in cui questo si presenta, ma lo spinge ad andare oltre tale forma onde realizzarsi come tensione all’infinito.
Il fondamento, si potrebbe anche dire per sintetizzare, impone al sistema dei determinati di trascendersi, proprio in quanto anch’esso risulta segnato dalla medesima finitudine che caratterizza ogni singolo determinato (dato).
In questo senso, il fondamento, in virtù del suo semplice essere, costituisce la ragione che impone al finito di trascendersi nell’infinito, quell’infinito che è il fondamento stesso.
Precedenti articoli di questa serie
– Totalità e assoluto (12 ottobre 2025)
– Principio e fondamento (II) (9 novembre 2025)
– Innegabile e inevitabile (III) (14 dicembre 2025)
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