Fondamento e sistema empirico-formale (IV)

Intendiamo concludere la riflessione svolta nei precedenti articoli, e dedicata al tema del fondamento nonché alla sua innegabilità, mediante un’ultima considerazione, che riteniamo vada riservata al sistema empirico-formale.

Per quale ragione? Per la ragione che tale sistema, da un lato, richiede il fondamento come emergente, perché solo se assoluto esso è autentico fondamento.

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Innegabile e inevitabile (III)

Nell’ultimo articolo, dicevamo che il finito, ancorché segnato dal limite, tuttavia non è sostituibile, proprio perché l’innegabile (il vero) non si colloca in continuità con l’inevitabile (le verità determinate, finite), sì che essi non sono fungibili.

Se l’innegabile sostituisse l’inevitabile, allora andrebbe ad occupare lo “spazio concettuale” che compete all’inevitabile e, dunque, decadrebbe ad inevitabile esso stesso. In questo senso, l’universo dei determinati, non essendo sostituibile, è imprescindibile, ma non per questo è intelligibile. Continue Reading

Principio e fondamento (II)

Nel precedente articolo abbiamo detto che solo l’assoluto, dunque l’intero, può avere valore di fondamento. Rileviamo che molto spesso, anche in ambito filosofico, i termini “fondamento” e “principio” vengono assunti come sinonimi.

A nostro giudizio, essi possono bensì venire assunti come sinonimi, ma a condizione di precisare bene il significato che si intende assegnare all’espressione “principio”. Continue Reading

Totalità e assoluto (I)

L’assoluto non può venire confuso con la totalità, se per “totalità” si intende l’insieme di tutte le determinazioni. Un conto, infatti, è il “tutto” inteso come “intero”; altro conto è il “tutto” inteso come “insieme” e che viene sovente definito “totalità”, intendendo il “tutto-di-parti”.

Per chiarire la differenza indicata, prendiamo le mosse da questo punto: la totalità intesa come “insieme”, va notato prima facie, non comprende soltanto tutte le cose (determinazioni), ma anche tutte le relazioni che sussistono tra tutte le cose, almeno se la relazione viene intesa come medio, ossia in forma di ipostasi.

La totalità configura, quindi, un’infinità quantitativa, ossia numerica, tant’è che sarebbe più corretto definirla “indefinitività”.

Anche la totalità, pertanto, risulta non determinabile, ma non per la ragione che, essendo assoluta, non può venire limitata, ma perché, essendo “indefinita” – giacché non si è mai in grado di affermare di avere colto tutte le possibili determinazioni –, essa costituisce una quantità incrementabile e ciò non la rende mai determinabile in forma definitiva. Continue Reading