Coscienza trascendentale e verità oggettiva (III)

Per specificare ulteriormente la differenza che sussiste tra “oggettivo” e “oggettuale”, diremo che ciò che viene detto è solo il dato (l’oggetto) della comune esperienza, intrinsecamente vincolato al soggetto e tale da costituire, appunto, l’oggettuale. Solo la riduzione dell’oggettivo (della realtà in sé, cioè assoluta) all’oggettuale, pertanto, induce la convinzione che ciò che si dice sia la realtà in sé e non, invece, soltanto la realtà per noi.

Del resto, la stessa relazione tra coscienza e dato (oggetto) deve venire saputa, per venire detta, così che anche tale relazione tende a disporsi nel campo della coscienza, la quale viene ad essere sia termine della relazione sia la relazione stessa tra sé e il proprio oggetto.

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Verità, certezza e realtà oggettiva (II)

Abbiamo concluso il precedente articolo dicendo che tra il dire e l’intenzione del dire sussiste una divaricazione, che però non appare. Dico di me e intendo dire della cosa; dico di me dicente, ma intendo dire della cosa detta da me dicente.

L’apofansi “‘S è p’ è certo” dice che “io” sono certo di “S è p”, così che il suo oggetto non è “S è p”, ma il mio stato di certezza nei suoi confronti: si predica la certezza dell’apofansi e solo impropriamente del termine dell’apofansi in questione.

La certezza, infatti, concerne lo stato di colui che dice “S è p” e consiste appunto nell’espressione di costui sul proprio stato nei confronti di “S è p”.

Così, la dichiarazione della certezza è per sé stessa una riflessione: essa non è una conoscenza se non come un’attività della coscienza che riflette su sé medesima. Continue Reading

La dialettica di certezza e verità (I)

Usiamo l’espressione composita “dialettica di certezza e verità” per sottolineare il capovolgimento continuo dell’una nell’altra, capovolgimento che si determina quando si afferma qualcosa: affermando, si intende fondare l’affermazione sulla verità.

Se non che, di fatto è la verità che, contraddittoriamente, finisce per fondarsi sull’affermazione, secondo le pretese dell’universo formale, cioè del discorso.

Più chiaramente: l’intenzione di chi formula un giudizio (un’affermazione dichiarativa) è quella di fondare il proprio giudizio sulla verità della cosa, e non viceversa. Continue Reading

La storia della filosofia è una certezza?

01 Feb 2015, Milan, Italy --- Maria De Filippi, J-Ax, Pierluigi Bersani and Carlo Rovelli appear on the Italian TV show 'Che tempo che fa', hosted by Fabio Fazio at RAI studios in Milan, Italy. Other guests included Luciana Littizzetto and Filippa Lagerback. Pictured: Carlo Rovelli --- Image by © Tony Reed/Splash News/Corbis

Nell’ultimo almanacco della scienza (5/2015) di MicroMega, Carlo Rovelli pubblica un saggio dal titolo emblematico e attuale: «Scienza e certezza». Rovelli, di professione fisico, si è dimostrato più volte uomo di cultura, in generale, capace di pubblicare alta divulgazione accessibile a tutti (come ad esempio le Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi 2015; ma anche La realtà non è come ci appare, Cortina 2014) e di saper intrecciare temi più scientifici e questioni filosofiche (Che cos’è la scienza. La rivoluzione di Anassimandro, Mondadori 2011). Ha saputo, e quindi sa, fare davvero Filosofia della scienza.
Il suo saggio non ci aiuta solo a capire un po’ meglio qual è il rapporto che intercorre fra la scienza e la certezza, e come la scienza tenti (invano) di pervenire ad uno stato di indubitabilità, di evidenza. L’analisi di Rovelli, infatti, insegna anche a noi che ci occupiamo principalmente di filosofia, e di storia della filosofia, a darne una diversa configurazione, certamente meno hegeliana e più propriamente critica. Continue Reading