La verità dell’incontraddittorio (IV)

Il punto cui siamo pervenuti nel precedente articolo è il seguente: l’intentio veritatis – ossia la spinta verso la verità autentica (cioè assoluta, cioè oggettiva), che anima la certezza soggettiva – viene contraddetta dal fatto che la verità viene determinata e, quindi, viene vincolata allo stato (soggettivo) di chi la rappresenta, cioè la riferisce (la dice) e, riferendola (dicendola), la riferisce (la vincola) al proprio sistema di riferimento.

Di contro, se la verità permane l’ideale cui l’intenzione si volge, costituendo ciò che originariamente la evoca e la orienta come intenzione, allora quest’ultima cessa di essere una mera certezza, uno stato soggettivo, perché, almeno idealmente, non può non coincidere con la ragione stessa del suo essere: la verità, appunto.

Qui si compie il capovolgimento del capovolgimento: se l’asserto è il capovolgimento della verità in certezza, la consapevolezza critica che coglie il limite dell’asserto, perché emergente come atto che trascende la finitezza, nega la pretesa riduzione della verità a certezza e coglie veramente la “non-verità” di quest’ultima.

Più radicalmente, è la stessa intenzione che, rivolta alla verità e fondandosi solo nella verità, capovolge il soggettivo nell’oggettivo: la dimensione psicologica si supera così in quella ontologica e il soggettivo si risolve nell’oggettivo. Fermo restando che la dimensione ontologica non va intesa in senso tradizionale, ma nel senso del valore dell’essere, che costituisce l’unica, autentica realtà (verità).

Lo stesso asserto che afferma ciò non è la “posizione” della verità (autentica realtà), cioè non è la sua insensata oggettivazione, ma la necessità saputa (riconosciuta) della sua inoggettivabilità (insemantizzabilità). La necessità, cioè, che la verità sia il fondamento del dire e non il suo prodotto.

La contraddizione in tale sapere non sussiste, come invece affermano coloro che pretendono di determinare la verità. E non sussiste per la ragione che il sapere, se è sapere autentico, coincide con la coscienza trascendentale; dunque, è un atto, l’atto dell’emergere oltre il limite, dunque anche oltre la contraddizione.

Più precisamente: tale atto è evocato dalla verità stessa, quindi dall’incontraddittorio, e sulla verità (incontraddittorio) si fonda.

Proprio perché si fonda sulla verità, l’atto di sapere emerge oltre il limite, oltre ogni limite; quindi, emerge oltre la contraddizione e nella verità dell’incontraddittorio intende realizzarsi veramente.

La contraddizione, invece, sussiste soltanto nel dire, che afferma bensì l’indicibilità della verità, ma poi usa la parola “verità”. Come abbiamo detto in varie occasioni, dire l’indicibilità della verità, tuttavia, configura un dire che è inevitabile.

Ancorché si sappia l’indeterminabilità della verità, che è assoluta, non si può evitare, infatti, di usare la parola “verità” proprio per dire questa indeterminabilità né si può affermare che la verità è determinabile, per evitare la contraddizione suddetta.

Se si scegliesse di dire che la verità è determinabile, allora si eviterebbe bensì la contraddizione formale, ma si incapperebbe in una ben più grave contraddizione sostanziale, che riguarderebbe la verità stessa: essa aut varrebbe come relativa, sì che poggerebbe contraddittoriamente sulla non-verità, aut varrebbe come assoluta e, insieme, come determinabile, conciliando così l’inconciliabile.

Determinare la verità come indeterminabile (come irriducibile a “ciò” che viene asserito) configura, pertanto, la dimensione inevitabile.

L’affermazione “la verità è indeterminabile”, da un lato, è condizionata – trascendentalmente – dalla verità stessa, la quale consente di riconoscere la contraddittorietà della riduzione della verità a determinazione.

Dall’altro, è condizionata – fattualmente – dall’insostituibilità pratica del linguaggio. Pronunciando tale affermazione, insomma, si accetta l’ordine del linguaggio, riconoscendolo come inevitabile (il linguaggio è ineludibile, essendo l’ambito nel quale ci si colloca).

 

Precedenti articoli di questa serie già pubblicati
La dialettica di certezza e verità (I) (13 aprile 2025)
Verità, certezza e realtà oggettiva (II) (11 maggio 2025)
Coscienza trascendentale e verità oggettiva (III) (8 giugno 2025)

Foto di Bruno van der Kraan su Unsplash

 

Università per Stranieri di Perugia e Università degli Studi di Perugia · Dipartimento di Scienze Umane e Sociali Filosofia teoretica - Filosofia della mente - Scienze cognitive

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