Filosofie & Scienze: pratiche, metodi e linguaggio

Questo articolo raccoglie le prime uscite della rubrica “Filosofie e scienze: pratiche e metodi” ed è stato pubblicato originariamente, “a puntate”, sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale METOPE, che ringraziamo insieme all’autore per la gentile concessione.

Premessa
Perché iniziare una riflessione sulla scienza e sulla filosofia oggi, e cosa c’entra questo con tutti noi? È innegabile che i traguardi delle scienze hanno aperto orizzonti di possibilità straordinarie che seguono un sogno iniziato in Grecia 2500 anni fa, rinato nel Rinascimento, proseguito con l’Illuminismo e Positivismo ed arrivato fino ai giorni nostri; un sogno che auspicava il raggiungimento di una conoscenza certa, razionale, utile, condivisibile a cui affidarsi nei momenti di incertezza e che avrebbe sollevato gli uomini dalle miserie fisiche, mentali e sociali.

È un sogno che si è avverato? O è una specie di mitologia, una forma di pensiero magico che vorrebbe il realizzarsi di un “paradiso tecnico” nel futuro (per dirla alla Severino) e noi in eterno cammino verso di esso? In un momento come questo, dove aspettiamo quotidianamente dalla scienza una risposta unica e certa nei confronti di un fenomeno planetario che ha cambiato le nostre vite, un fenomeno che si iscrive e descrive nel linguaggio scientifico di un’epidemia da virus, siamo dunque soddisfatti? Ci ha dato le risposte che più intimamente volevamo? O forse meglio, gli abbiamo posto le giuste domande, quelle a cui sa e può rispondere?

Questo ci spinge evidentemente ad interrogarci più a fondo sul nucleo fondante del pensiero scientifico, su cos’è scienza o forse sarebbe meglio dire scienze; sul metodo, o forse sarebbe meglio dire sui metodi scientifici. Sì perché è sempre più evidente che i metodi e le pratiche della biologia c’entrano poco con quelli della geologia o della fisica o della medicina, e non perché si condivida un comune metodo sperimentale, un fisico ne capisce “tout court” di agraria o biochimica. Certo ci sono paradigmi comuni, a volte richiami, sovente intersezioni, ma poi nella pratica le scienze sono saperi molto differenti e specializzati, con linguaggi differenti che molto spesso faticano a capirsi, se non arrivare a posizioni anche contraddittorie.

E come potremmo interrogarci su che tipo di sapere è un sapere scientifico, se non all’interno di una riflessione più ampia su cos’è sapere in generale? Su chi è e cosa sa l’umanità che sa? In questo la filosofia ci verrà in soccorso, sia per la sua propensione metodologica ad affilare ed affinare la domanda, sia per la sua storia di essere stata la prima sapienza razionale e critica e che, per certi aspetti, ha contribuito alla genesi del pensiero scientifico.

Quello che cercheremo di fare è usare il domandare filosofico, non tanto per seguire le posizioni dei vari pensatori, ma per “arroventare” e dunque evidenziare, le precondizioni necessarie, l’oramai assodato, le tacite premesse (non per complottismi vari, ma proprio per suo statuto), affinché funzioni un particolare metodo d’indagine.

Cercheremo di lavorare sui metodi e sulle pratiche del pensiero scientifico, servendoci dei contributi di filosofi, scienziati e divulgatori, consapevoli che: è dalle pratiche che si configurano i metodi e da questi le teorie e i paradigmi e che gli uni non stanno senza gli altri. 

Dividere le prime dalle ultime è sicuramente fonte di enorme confusione e di grossolani errori, è un peccato di “hybris” direbbero i greci, che corre il rischio di creare una descrizione del mondo (una narrazione scientifica) là dove invece ci sono metodi e pratiche di previsione. 

Quindi per concludere, tornando alla domanda iniziale, cosa c’entra questo con noi tutti? L’immagine che noi abbiamo del mondo, che ad oggi è planetariamente un’immagine scientifica, condiziona come pensarci o ri-pensarci nel mondo? Che valore dare alla nostra esperienza intima e vissuta, all’interno di una narrazione così vasta e pervasiva come quella scientifica?

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Autori del Novecento — CFP 2026

Non è possibile inquadrare il Novecento filosofico all’interno di una piccola cerchia di correnti di pensiero. Il secolo appena trascorso, infatti, ha rappresentato un eterogeneo contenitore di idee, concezioni, scuole. Proprio questa sua natura molteplice, data dalla presenza di numerosi autori che hanno acquisito un ruolo importante nel dibattito filosofico, e la contiguità con il presente, lo rendono elemento d’interesse per la ricerca.

Apertura: 26 ottobre 2025
Scadenza: 31 luglio 2026 Continue Reading

Che cos’è la filosofia?

Presentiamo ai nostri lettori, per la pausa estiva di agosto, cinque testi di grandi autori che riflettono sulla Filosofia, sul suo ruolo e sulla sua importanza.

Buona lettura e buona estate a tutti!

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Che cos’è la filosofia?
di José Ortega Y Gasset

La filosofia non sorge per utilità e a minor ragione per capriccio irrazionale. Essa è strutturalmente necessaria all’intelletto. Perché? La sua nota peculiare era il piacere di ricercare il tutto come tutto, catturare l’Universo, inseguire l’Unicorno.

Ma per quale ragione un tale affanno? Perché non accontentarsi di ciò che, senza filosofare, troviamo nel mondo, di ciò che già è ed è così chiaro qui dinanzi a noi? Per questa semplice ragione: tutto ciò che è ed è qui, quanto ci è dato, presente ed evidente, è per sua essenza una pura parte, un pezzo, un frammento, un moncone. E non possiamo vederlo senza preavvertire e sentire la mancanza della parte carente. In ogni essere dato, in ogni cosa data, nel mondo incontriamo la sua essenziale linea di frattura, il suo carattere di parte e solo di parte. Vediamo la ferita della sua mutilazione ontologica, ci parla il suo dolore di mutilato, la sua nostalgia della parte che gli manca per essere completo, la sua divina scontentezza. Continue Reading

Lezioni 1930-1932

Presentiamo ai nostri lettori, per la pausa estiva di agosto, cinque testi di grandi autori che riflettono sulla Filosofia, sul suo ruolo e sulla sua importanza.

Buona lettura e buona estate a tutti!

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Lezioni 1930-1932
di Ludwig Wittgenstein

L’aura della filosofia è andata perduta. In effetti, noi abbiamo un metodo per fare filosofia, e possiamo parlare di filosofi abili. Confrontate la differenza tra alchimia e chimica; la chimica ha un metodo e possiamo parlare di chimici abili. Ma una volta che è stato trovato un metodo, le possibilità di esprimere la personalità risultano corrispondentemente ristrette. La tendenza della nostra epoca è quella di restringere tali possibilità; ciò è caratteristico di un’età di cultura in decadenza o senza cultura. Non per questo un grand’uomo dev’essere meno grande in tali periodi, ma la filosofia ora si sta riducendo a una questione di abilità e l’aura del filosofo sta scomparendo.

Che cos’è la filosofia? Un’indagine sull’essenza del mondo? Vogliamo una risposta definitiva, o una descrizione del mondo, che sia o no verificabile. Noi siamo certamente in grado di dare una descrizione del mondo, ivi compresi gli stati psichici, e di scoprire le leggi che lo governano. Ma a quel punto avremmo lasciato fuori ancora molto; cioè, avremmo lasciato fuori la matematica. Ciò che facciamo in effetti è mettere in ordine le nostre nozioni, chiarire ciò che può essere detto intorno al mondo. Siamo nella confusione riguardo a ciò che può essere detto, e cerchiamo di dissipare quella confusione.

Questa attività di chiarificazione è la filosofia. Noi seguiremo perciò questo istinto di chiarire, e metteremo da parte la nostra domanda iniziale: «Che cos’è la filosofia?». Noi cominciamo con un vago disagio della mente, simile a quello di un bambino che chiede: «Perché?». La domanda del bambino non è quella di una persona matura; esprime una perplessità, anziché la richiesta di un’informazione precisa. Allo stesso modo i filosofi domandano «Perché?» e «Che cosa?» senza conoscere chiaramente il significato delle loro domande. Essi esprimono una sensazione di disagio mentale. La voce dell’istinto è sempre giusta in qualche modo, ma non ha ancora imparato a esprimersi esattamente (…).

Nella scienza potete confrontare ciò che fate con, mettiamo, la costruzione di una casa. Dovete avere anzitutto delle fondamenta solide; una volta che sono state gettate non possono essere nuovamente toccate o spostate. In filosofia non gettiamo fondamenta, ma mettiamo in ordine una stanza, e per farlo dobbiamo toccare ogni cosa una dozzina di volte. L’unico modo di fare filosofia è fare ogni cosa due volte (…).

Le risposte che la filosofia dà alle nostre domande devono essere fondamentali per la vita di ogni giorno e per la scienza. Esse devono essere indipendenti dalle scoperte sperimentali della scienza. La scienza costruisce una casa con mattoni che una volta posati non vengono più toccati. La filosofia mette in ordine una stanza e perciò deve maneggiare più volte le cose. L’essenza della sua procedura e che essa comincia dal disordine; non ci importa di essere confusi, nella misura in cui la confusione gradualmente si dissolve.

 

Wittgenstein, Ludwig. 1995. Lezioni 1930-1932. Milano: Adelphi

Foto di British Library su Unsplash

 

 

XX Ritiro Filosofico: filosofia e AI

Questa settimana il nostro rituale articolo domenicale viene sostituito da una notizia che la Redazione di RF è felicissima di poter condividere cont tutti i suoi lettori: il XX Ritiro Filosofico si svolgerà il 12 e 13 aprile 2025. Per la prima volta il ritiro si svolgerà presso l’Agriturismo Fonte Antica, situato a Campi di Norcia (PG), all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Il ritiro è un’esperienza residenziale di condivisione e discussione filosofica che prevede soggiorno e pensione completa: due giorni nei quali riflettere e analizzare i temi prescelti. Per il XX Ritiro Filosofico il tema è il rapporto tra Filosofia e una delle maggiori innovazioni tecnologiche del momento (e del futuro), ovvero, l’AI, l’Intelligenza Artificiale.
Tutte le info sono nella pagina dedicata raggiungibile da qui o cliccando sull’immagine sotto.
 

Filosofia, cura e correzione cognitiva a partire da Emanuele Severino

Life is a tragedy when seen in close-up, 
But a comedy in long-shot

C. Chaplin

Le prime pagine di Severino
Nel primo volume dedicato alla storia della filosofia, La filosofia antica e medievale, specificatamente nel primo capitolo (Severino 2010), Emanuele Severino conduce un’analisi delle origini della filosofia, sottolineandone la natura ‘liberatrice’. Il paragrafo intitolato “La filosofia e il dolore” (Ivi, 38-42) sottolinea l’interpretazione severiniana della filosofia nel suo doppio valore ontologico ed esistenziale. La filosofia dai Greci al nostro tempo rappresenta un’opera di storia della filosofia che, tuttavia, porta con sé un’interpretazione ontologica che qui analizziamo mettendone in risalto il rapporto tra il soggetto in termini esistenziali e l’oggetto-verità. Questa lettura modifica strutturalmente la relazione che intercorre fra i due, offrendo una prospettiva sull’ontologia aperta al misticismo o, meglio, alla spiritualità come cura di sé passando dal rapporto con la realtà esterna e con la sua rappresentazione. Un approccio che avvicina ancora di più la lettura di quelle prime pagine di Severino all’interpretazione di Pierre Hadot e dei suoi “esercizi spirituali” (Hadot 2005). Continue Reading

“Come un serpente muta la pelle”. Il metabolismo mythos-logos tra Derrida e Panikkar

Mythos e logos: oltre l’opposizione
In un comune presupposto mythos e logos sembrano essere nettamente distinti, due termini quasi agli antipodi. Per quanto entrambi appartengano al campo semantico del discorso e di un certo modo retorico, vengono tendenzialmente definiti come due termini opposti: il mythos sarebbe un racconto favolistico, leggendario-religioso, racchiuso in un gruppo di appartenenza che ne fa la propria vicenda fondatrice; d’altra parte, il logos sarebbe il discorso razionale per eccellenza, ciò che distingue il vero dal falso e che è in grado – elevato a mezzo filosofico – di puntare all’universale, indipendentemente dai tribalismi. Sembra che la filosofia e le scienze positive inizino nel momento in cui si distaccano dal mythos, germogliando nel differenziale aperto da questa forma narrativa che non concede alcuna conoscenza certa sul mondo che ci circonda. Continue Reading

A cosa servono i filosofi?

Per celebrare i 40 anni dalla nascita dell’inserto culturale Domenica, il quotidiano Il Sole 24 ore ha curato la proiezione di quaranta domande sui monitor della stazione ferroviaria di Milano centrale. In un’epoca in cui si cerca e si vuole la risposta facile, l’esercizio della domanda è sempre qualcosa che va salutato con favore.

Una di queste chiedeva: I filosofi servono a qualcosa?  Si tratta di una domanda antichissima nella quale si sono interrogati, da Platone ad Heidegger, gli stessi filosofi. Noi abbiamo provato a rispondere, magari venendo in aiuto ai viaggiatori interessati alla cosa. Continue Reading

Antropocene e antropocentrismo

Si è iniziato a parlare di Antropocene solo nel 1999. In quell’anno, a Città del Messico, ad un congresso sull’Olocene, il chimico dell’atmosfera Paul Crutzen, premio Nobel nel 1995, pronunciò per la prima volta il termine Antropocene. L’Olocene è ufficialmente l’epoca nella quale viviamo, un’era iniziata all’incirca 11.700 anni fa; l’Antropocene è invece la rapidissima evoluzione del nostro tempo geologico, rappresentata da un grado di variazione rispetto al recente passato così ampio da evidenziare una spaccatura radicale e profonda. Continue Reading

A spasso nella casa dell’eterno

Nella parte sud della città di Brescia un lungo viale avvolto da enormi tigli incrocia via Callegari. All’angolo, nella piccola palazzina che nasconde un giardino interno, c’è la casa nella quale ha vissuto Emanuele Severino. La porta che dà sulla via è protetta da un cancelletto nero. Suoniamo al campanello e qualche secondo dopo il portoncino si apre: Anna Severino, la figlia del filosofo, ci viene incontro e ci fa entrare in quella che è diventata il Centro Casa Severino, per volontà dei figli e dell’Associazione Studi Emanuele Severino (ASES) Continue Reading