Riprendiamo il discorso sul concetto di “transazione” rilevando che il pensiero, ancorché venga inteso nella forma dell’attività, per Dewey e Bentley non subentra soltanto allorché emerge la relazione concettuale, dal momento che già nell’osservare operano le categorie logiche e semantiche che consentono di connotare la cosiddetta “realtà”.
Proprio per questa ragione, il linguaggio diventa l’espressione più esplicita del ruolo del soggetto nella configurazione dell’oggetto. Anche il “fatto”, non va dimenticato, è in sé una relazione, valendo come il necessario rinvio al suo “farsi” o, detto con altre parole, esprimendo il vincolo inscindibile tra l’osservato e l’osservante, tra l’oggetto e il soggetto, tra il dato e ciò a cui è dato.
Non a caso, i due Autori scrivono:
Un’osservazione di questo tipo generale vede lo uomo-in-azione non come qualcosa di contrapposto radicalmente ad un mondo che lo circonda, e neppure come qualcosa che semplicemente agisca “in” un mondo, ma come l’azione del mondo e nel mondo del quale l’uomo è parte integrante (Dewey – Bentley 1946, 65)
In questo passo opera in forma chiara il concetto di transazione e opera nel suo distinguersi tanto dalla considerazione astratta perché astraente, quella cioè che contrappone l’uomo al mondo, quanto dalla considerazione formale della relazione, ossia da quella considerazione che riduce la relazione ad interazione, la quale si dispone tra due identità, e non nella struttura intrinseca di ciascuna di esse.
La distinzione di interazione e transazione, del resto, viene evidenziata da Dewey e Bentley nella stessa Prefazione alla loro opera. Essi, infatti, scrivono:
Man mano che i nostri studi procedevano, il punto di vista transazionale si dimostrò degno di sempre maggior risalto, e crediamo che il modo più semplice di afferrare il tono della nostra trattazione sia quello di tenere sistematicamente presente la distinzione fra il punto di vista transazionale e quelli interazionale e autoazionale. Il punto di vista transazionale è infatti quello che sistematicamente procede in base alla convinzione che il conoscere è co-operativo e in quanto tale tutt’uno con la comunicazione (Dewey – Bentley 1946, 4)
Se il punto di vista “autoazionale” considera le cose come entità autonome, quello “interazionale” intende la relazione come estrinseca e, dunque, non supera fino in fondo il punto di vista precedente.
Di contro, il punto di vista “transazionale” coglie il valore intrinseco della relazione e il mutuo comunicare delle identità, cioè l’influenza reciproca che trasforma continuamente il loro essere.
Puntualizzano Dewey e Bentley: «i conoscere (knowings) sono sempre e dovunque inseparabili da i conosciuti (knowns): essi sono aspetti gemelli di un fatto comune» (Dewey – Bentley 1946, 68).
Il concreto, per usare l’espressione di Severino (ma anche di Giovanni Gentile o di Pantaleo Carabellese), è dunque il “fatto comune”, cioè la relazione conoscere-conosciuto.
Considerare il conoscere e il conosciuto come entità che abbiano una qualche consistenza, ciascuna in sé, significa, invece, compiere un’astrazione: conoscere e conosciuto sono due sezioni astratte del concreto che è la loro indivisibile unità.
Questa conclusione, non di meno, viene raggiunta e, insieme, negata da Dewey e Bentley. Poiché, infatti, l’unità viene definita come unità del conoscere e del conosciuto, comunque si mantiene una distinzione. Né potrebbe essere diversamente, dal momento che la relazione congiunge solo perché distingue e mantiene distinti i congiunti.
Allora, delle due l’una: aut si vuol parlare di unità autentica, ma allora non si può non andare oltre il concetto di relazione; aut si vuol mantenere tale concetto, ma non si potrà mai parlare, allora, di unità autentica.
Dewey e Bentley, di contro, intendono bensì valorizzare, nella relazione, il momento dell’unità, ma non fino al punto di pervenire a quella radicale trasformazione dei termini relati che coincide con l’ablatio alteritatis, cioè con il loro stesso togliersi nell’unità, la quale è autentica unità solo allorché la dualità viene meno.
Riferimenti bibliografici
– Carabellese, Pantaleo. 20224 . La critica del concreto, saggio introduttivo di F. Valori. Perugia: Morlacchi Editore(si tratta della riproposizione della terza edizione dell’opera, che è del 1948).
– Dewey, John – Bentley, Arthur F. 1946. Knowing and the know. Boston (Mass.): The Beacon Press(trad. it.: Mistretta. 1974. Conoscenza e transazione. Firenze: La Nuova Italia).
– Gentile, Giovanni. 1940-1942. Sistema di logica come teoria del conoscere (1917-1923), in Opere complete. Firenze: Sansoni.
Articoli di questa serie già pubblicati
– Il concetto di transazione (18.I) (14 giugno 2026)
– Il valore del concetto di transazione (18.II) (12.07.26)