Il pilota di Hiroshima contro la banalità del male

Il secondo episodio di Hic Rhodus, hic salta, il podcast che arricchisce la nostra filosofia. 
Oggi parliamo di Günther Anders, della banalità del male e del pilota di Hiroshima. 

Di seguito la trascrizione dell’episodio.

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Esistono dei nomi nella storia che sintetizzano delle vicende drammatiche e cariche di significato etico, politico, filosofico. Dreyfuss, il capitano francese che alla fine dell’ottocento fu accusato ingiustamente di spionaggio perché ebreo, è uno di questi. Un nome altrettanto celebre è quello di Alfred Eichmann, il burocrate nazista che aveva il compito di organizzare l’eliminazione sistematica degli ebrei nei campi di concentramento. Eichman, al processo a cui fu sottoposto nel 1960, dichiarò che egli non era responsabile di tutte quelle uccisioni in quanto aveva semplicemente obbedito agli ordini. Egli, altri non era che un esecutore in un meccanismo più grande di lui di cui non poteva portare la responsabilità.

A fronte di questo personaggio ce n’è uno di cui si è discusso molto meno ma che in realtà è altrettanto importante, e che risponde al nome di Claude Eatherly, un ufficiale dell’aviazione americana, noto come il pilota di Hiroshima.

La mattina del 6 agosto del 1945, Eatherly si alzò in volo con il suo aereo per controllare le condizioni meteo sopra Hiroshima, una città nella parte occidentale dell’isola del Giappone. In tal modo, una volta assicuratosi che il cielo fosse sgombro da nuvole, egli diede il via all’operazione che avrebbe portato l’aereo bombardiere dal nome Enola Gay, a sganciare la prima bomba atomica della storia su una città. L’ordigno esplose esattamente alle 8:15 causando 70 mila morti all’istante, cifra che arrivò a 200 mila negli anni successivi.

Eatherly fu scelto per quella missione in quanto noto per le sue capacità, che gli erano valse il riconoscimento di pilota esperto e distinto. Tornato in patria egli fu salutato come vero e proprio eroe di guerra. 

Ma fu a questo punto che qualcosa andò storto per i gestori della narrazione ufficiale del personaggio.  Eatherly, preda di veri e propri incubi notturni, denunciò la sua azione e si rese protagonista di un vero e proprio pentimento pubblico. A differenza dei suoi compagni, il pilota manifestò la sua profonda colpa per quella azione. L’ufficiale americano giunse perfino a chiedere scusa al popolo giapponese. Insomma quella di Eatherly divenne una questione di vero e proprio imbarazzo per le autorità americane.

La vicenda del pilota di Hiroshima fu resa nota da un filosofo tedesco, Günter Anders per il quale «il 6 agosto rappresenta il giorno zero di un nuovo computo del tempo».

Anders instaurò un fitto e appassionante scambio epistolare con il pilota americano verso la fine degli anni cinquanta. Eatherly, scrive Anders, è l’antitesi di Eichmann in quanto egli «non è l’uomo che fa del meccanismo un pretesto e una giustificazione della mancanza di coscienza, ma l’uomo che scruta il meccanismo come paurosa minaccia di coscienza». Se affermiamo (come disse il gerarca nazista) che ci siamo limitati a collaborare, liquidiamo la libertà di coscienza; anzi, della stessa parola libero ne facciamo l’asserzione più vuota ed ipocrita.

Eatherly fu internato dalle autorità americane in un carcere psichiatrico con l’accusa di essere pazzo. Accusa infondata se si leggono le sue lettere. Basta citare questa sua frase che dimostra anche una certa intelligenza: «La verità è che la società non può accettare il fatto della mia colpa senza riconoscere al tempo stesso la sua colpa ben più profonda». Una frase terribile quanto paradossale: molto spesso infatti gli eroi esistono per coprire le malefatte e i crimini della società. Non è un caso che egli tentò di togliersi di dosso l’etichetta di eroe pubblico con dei veniali gesti di criminalità fatti allo scopo. Eatherly viene definito un precursore, vero e proprio simbolo del futuro perché dimostrazione del fatto che con la tecnica si può diventare incolpevolmente colpevoli.

Anders sviluppò le sue riflessioni in altri suoi libri (il più importante dei quali si chiama L’uomo è antiquato) nei quali i concetti espressi nel dialogo epistolare vengono ampliati e appronditi. Ne prendiamo soltanto tre: 

  • In primo luogo l’idea per cui nell’età della tecnica, l’uomo è in grado di produrre più di quanto riesca ad immaginare: è quello che egli chiama lo “scarto prometeico”. Le conseguenze delle sue azioni sfuggono alle sue previsioni. In altre parole, l’uomo diventa un apprendista stregone. Senza saperlo, scrive Anders, «come le rotelle di una macchina, possiamo essere inseriti in azioni di cui non prevediamo gli effetti» e quindi, come detto, diventare incolpevolmente colpevoli;
  • Poi l’avvertimento secondo cui viviamo in un’epoca incapace di provare angoscia. Uno dei motivi è la mania delle competenze, e cioè della persuasione che ogni problema rientri in un ambito specialistico in cui non abbiamo il diritto di interferire e di dire la nostra. Per cui ogni problema sarebbe solo ed esclusivamente tecnico e non, come invece è, sempre politico e morale. 
  • In terzo luogo la critica all’idea che la bomba atomica serva esclusivamente alla dissuasione: una pretesa dice Anders, totalmente infondata. Intanto perché la bomba atomica è già stata utilizzata. E poi perché il realismo politico (che parla appunto di necessità della bomba per la disssuasione) non ci fa capire i pericoli a cui stiamo di fronte. Tutto ciò non è altro che un segno di accecamento. La cosiddetta “cecità all’apocalisse”.

Ma è nel dialogo che queste idee traggono tutta la loro forza. E allora finiamo con le parole che il filosofo rivolge al pilota: «Che Lei sia stato condannato a simbolo non è colpa sua ed è spaventoso. Ma quello che è successo poteva e può capitare a tutti noi. Per questo Claude Eatherly è in qualche modo il nostro maestro».

Musica
Nomadi, Il pilota di Hiroshima (1985)
Orchestral Manoeuvres in the Dark, Enola gay (1980)

Photo by James Adams on Unsplash

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