L’unità della transazione tra Hegel e Severino (18.IV)

Per riprendere il discorso sul tema della transazione, si potrebbe affermare che la transazione configura sì la valorizzazione dell’aspetto unitario (congiuntivo) che opera nella relazione, senza però pervenire al superamento della relazione medesima, intesa come costrutto.

Secondo noi, ciò che paventano coloro – a cominciare dallo stesso Hegel (che solo in alcuni punti delle sue opere fa valere l’unità autentica) fino a Severino – che non intendono sbarazzarsi della relazione come costrutto, onde pervenire all’unità autentica, la sola che possa valere come vero fondamento, è il rischio di veder evaporare il determinato nell’indistinto, come se l’assolutezza del fondamento potesse venire sacrificata alla necessità, intesa come bisogno, di determinare anche la condizione incondizionata onde poterla conoscere e riferire mediante il discorso.


Il trascendimento della relazione e l’affermarsi dell’unità come toglimento della differenza possono apparire, infatti, come il configurarsi di una prospettiva che i suoi critici non esitano a considerare sostanzialmente mistica: in tal senso Galvano Della Volpe, nell’opera Hegel romantico e mistico, interpreta il pensiero dello stesso Hegel giovane, quello degli Scritti teologici giovanili.

Ebbene, in questi scritti, Hegel sconfinerebbe nella mistica proprio per questa estremizzazione del concetto di “unità”, che diventa dissolutore del concetto di “determinazione”.

La questione è di estrema importanza. Se, da un lato, intendere l’unità nel senso che la spinge oltre la relazione e, dunque, oltre l’unificazione e la sintesi comporta il trascendere anche la determinatezza, d’altro lato mantenere le determinazioni, anche nel loro relazionarsi, equivale a conservare la loro distinzione, dunque equivale a ridurre l’unità ad unificazione, a sintesi, precludendosi la possibilità di pervenire ad un’unità effettiva.

Quest’ultima, ancorché indeterminabile, costituisce la condizione incondizionata che evita di assolutizzare il relativo, così che il suo potere de-assolutizzante riveste un significato enorme, per lo meno dalla prospettiva dell’inevitabile.

Intendere l’unità configura un nodo fondamentale, ancorché risulti estremamente problematico, soprattutto per coloro che non vogliono rinunciare alla determinazione del fondamento.

Ciò viene confermato anche dagli evidenti limiti di carattere logico che si incontrano nel concetto di “inseparabilità”, che compare tanto in Hegel quanto in Severino per indicare il concreto.

Per entrambi, infatti, l’astrazione consiste nell’assumere come “separato” ciò che è intrinsecamente connesso, ossia ciò che è “inseparabile”.

Se non che, facciamo notare quanto segue: parlare di “inseparabili”, al plurale, come fanno spesso tanto Hegel quanto Severino, non può non decretare quella separazione che per altro verso si intende negare.

La dualità, infatti, non può non permanere nell’uso del plurale, così che, se si intende davvero evitare la separazione, non si può non fare riferimento all’“inseparabile”, declinato necessariamente al singolare.

 

Riferimenti bibliografici
–
Della Volpe, Galvano. 1929. Hegel romantico e mistico. Firenze: Le Monnier
– Hegel, Georg Wilhelm Friedrich. 1907. Hegels theologische Jugendschriften, hrsg. H. Nohl, Tubingen: Mohr Verlag (trad. it. di N. Vaccaro e E. Mirri. 1972. Scritti teologici giovanili. Napoli: Guida)

 

Articoli di questa serie già pubblicati
– Il concetto di transazione (18.I) (14 giugno 2026)
– Il valore del concetto di transazione (18.II) (12 luglio 2026)
– Tra conoscere e conosciuto (18.III) (09 settembre 2026)

 

Foto di Esma Melike Sezer su Unsplash

Università per Stranieri di Perugia e Università degli Studi di Perugia · Dipartimento di Scienze Umane e Sociali Filosofia teoretica - Filosofia della mente - Scienze cognitive

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