La fisica del Novecento e la condizione antropologica (IV)

Questo articolo è frutto del lavoro congiunto di Alessandro Lattuada e Aldo Pisano  entrambi componenti della Redazione di Ritiri Filosofici. L’articolo è il quarto di una serie di contributi che intendono prendere ad esame il rapporto tra filosofia e fisica seguendo le tracce del lavoro del fisico Carlo Rovelli. Qui il primo articolo, qui il secondo, qui il terzo.

1.- Costanti e variabili
Nella quattordicesima puntata della quinta stagione di Lost, la celebre serie tv firmata Abrams e Lindelof, si assiste al dialogo il medico Jack Shephard e il fisico Daniel Faraday:

Daniel: «E poi finalmente ho avuto un’intuizione. Insomma avevo passato tanto tempo concentrandomi sulle costanti, da essermi dimenticato delle variabili. E sai quali sono le variabili in questa equazione, Jack?
Jack: «No!»
Daniel: «Siamo noi. Noi siamo le variabili: le persone. Noi pensiamo, ragioniamo, facciamo delle scelte, abbiamo il libero arbitrio. Noi possiamo cambiare il nostro destino.

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Antropocene e antropocentrismo

Si è iniziato a parlare di Antropocene solo nel 1999. In quell’anno, a Città del Messico, ad un congresso sull’Olocene, il chimico dell’atmosfera Paul Crutzen, premio Nobel nel 1995, pronunciò per la prima volta il termine Antropocene. L’Olocene è ufficialmente l’epoca nella quale viviamo, un’era iniziata all’incirca 11.700 anni fa; l’Antropocene è invece la rapidissima evoluzione del nostro tempo geologico, rappresentata da un grado di variazione rispetto al recente passato così ampio da evidenziare una spaccatura radicale e profonda. Continue Reading

Lo spazio del politico

Il riferimento allo spazio è essenziale per la costruzione dei concetti politici dell’occidente moderno e rappresenta una categoria attraverso la quale il pensiero politico stesso si autocomprende. La storia del pensiero politico moderno è la progressiva presa di coscienza della peculiarità e dell’indipendenza dello spazio della politica da quello delle altre sfere dell’agire sociale. Il confronto con l’antropologia politica permette di comprendere la rilevanza culturale di tale modo di pensare.

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L’intimità terribile

Negli ultimi anni, soprattutto sulla scorta degli studi sulla contaminazione iniziati da Mary Douglas, l’antropologia si è molto occupata del disgusto, emozione di base già ampiamente studiata negli ambiti della psicologia per i suoi interessanti risvolti psico-sociali. In questo articolo riprenderemo alcuni di questi studi per offrire una riflessione filosofica sul ruolo di questa emozione tanto complessa, argomentando come il disgusto possa servire per comprendere meglio il modo in cui il soggetto interagisce con il mondo, co-costruendo se stesso e ciò che lo circonda attraverso sofisticate operazioni classificatorie successivamente incorporate e, iterativamente, messe di nuovo in gioco nell’incessante progetto che è il fare cultura.  Continue Reading

Il corpo come problema cosmologico

L’idea di questo testo è un confronto su come filosofia e antropologia tematizzando il corpo. Se l’antropologia filosofica della prima metà del Novecento e, più di recente, Renaud Barbaras, hanno trattato della posizione “cosmologica” del corpo umano all’interno del sistema dei viventi, intendiamo problematizzare questa interpretazione attraverso un confronto con l’antropologia contemporanea, che ha proposto modi alternativi di considerare sia il corpo sia il concetto di “umano” attraverso lo studio di altre ontologie. Nella prima parte viene ricostruita la questione della differenza tra Leib e Körper tra fenomenologia e antropologia filosofica, che porta a trattare dell’idea di posizione dell’uomo nel cosmo – posizione che viene identificata attraverso la sua corporeità. Nella seconda parte viene trattato specificatamente il problema del corpo in alcuni autori della svolta ontologica in antropologia, per condurre nell’ultima parte a considerazioni sul rapporto tra filosofia e antropologia.
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