Vero atto ed effettiva unità in Hegel (V)

Hegel assume il falso come momento della verità: questo è emerso nei precedenti saggi. Ne consegue che tale status domanda di venire adeguatamente pensato. Del resto, pensare questo status consente di produrre un significativo avanzamento rispetto a quanto è stato già detto in ordine al “vero” così come esso inizialmente si presenta.

Ciò che ora prenderemo in esame è quanto segue: vi sono due modi per pensare il vero. Il primo modo lo pone come un termine in relazione al falso. Il secondo modo lo pone come la relazione stessa. Il vero, insomma, deve venire pensato sia come la relazione sia come uno dei suoi momenti (termini). Continue Reading

Che cos’è la sostenibilità?

Uno dei concetti più utilizzati nel dibattito odierno, soprattutto quello che intende commentare o valutare scelte e direzioni politiche (nel senso più ampio del termine), è quello di sostenibilità. Sempre più spesso è considerato “un tema centrale”, “una questione irrinunciabile”. Questo articolo non vuole minimamente sminuirne l’importanza, semmai approfondire quale schema c’è alle spalle di questo concetto e provare a offrire uno sguardo più aereo sulla tematica. Tale scavo ci permetterà forse di vedere il concetto di sostenibilità secondo un’ottica diversa, la quale non reitera alcuni dei problemi che le pratiche di sostenibilità intendono invece risolvere. 

Questo articolo, quindi, è una primissima bozza di una genealogia della sostenibilità; proveremo a rispondere a domande come: cos’è la sostenibilità? O meglio, cosa presupponiamo alla base di questo concetto? Su quale visione della natura, del mondo e dei rapporti che regolano forze ed enti naturali, ci appoggiamo nel momento in cui facciamo della sostenibilità un mantra delle nostre scelte?

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Unità e relazione in Hegel (IV)

Tornando a riflettere sulla dialettica di vero/falso, così come viene indicata da Hegel nella Prefazione alla Fenomenologia, troviamo un passo che giudichiamo molto significativo. Scrive, infatti, Hegel: “Poiché dunque quel sistema dell’esperienza dello spirito ne comprende soltanto l’apparire, il processo che conduce da esso alla scienza del vero che è nella forma del vero, sembra meramente negativo; e potrebbe darsi che si volesse evitare di avere a che fare con il negativo [inteso] come il falso, e si pretendesse di venir condotti senz’altro alla verità; a che impacciarsi del falso?” (Hegel 1960, 30).

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Dopo la Gloria e la Gioia è tempo della Grazia?

Il tema della possibilità e dell’impossibilità è al centro della filosofia di Emanuele Severino. Possiamo distinguere una prima e una seconda posizione dell’autore relativamente al senso della possibilità. Scopo di questo scritto è considerare queste due posizioni e vedere come esse influiscano sulla risposta alla domanda se siamo destinati al superamento dell’isolamento della terra dal destino, cioè alla Gloria della Gioia.

La riflessione di Severino parte da uno scritto di Jules Lequier:«Se la determinazione A è in potenza, la determinazione non-A è anch’essa in potenza. A e non-A, il sì e il no, cioè i contraddittori, in qualche senso coesistono dunque in potenza» (Lequier 1936, 80).
Severino si interroga sul senso di questa coesistenza dei contraddittori nell’essere in potenza.

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Il senso dell’intero nella filosofia di Hegel (III)

La dialettica di vero e falso, così come compare nella Prefazione alla Fenomenologia dello spirito, mette capo alla dialettica di unità e unificazione, della quale abbiamo cominciato a parlare nel precedente saggio.

Spesso Hegel parla bensì di “unità”, ma intende in effetti “unificazione”. Per quale ragione affermiamo ciò? Per la ragione che ravvisiamo una differenza fondamentale tra l’unità, che non è articolata al suo interno, e l’unificazione, che invece è una sintesi, cioè una relazione.

L’unificazione è la sintesi di due termini, ossia la relazione che si instaura tra due termini determinati; di contro, l’unità è l’esito del togliersi di ogni determinato, così che vale come l’emergere dell’assoluto oltre il relativo.

In alcune circostanze, sia nella Fenomenologia sia nella Scienza della logica sia, infine, nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche, come abbiamo rilevato in vari lavori (Stella, 1994; Id., 2020; Id., 2021), Hegel mostra di intendere l’unità nel suo autentico significato, ossia come emergente oltre la relazione. Continue Reading

Che cos’è il virtuale?

Nello spot pubblicitario con cui Meta, la società di Mark Zuckenberg che ingloba tutte le sue piattaforme, compresa quella legata al progetto sul metaverso, si dice che quest’ultimo sarà utile anche alla realtà. «Il suo impatto – dice il claim finale – sarà reale». Lo sarà, sostiene la narrazione pubblicitaria, poiché un chirurgo potrà operare moltissime volte nel metaverso, prima di entrare fisicamente in sala operatoria; perché un gruppo di studenti potranno tornare al 32 a.c. e parlare con Marco Antonio. 

Come si vede già da questo tentativo di descrizione, i giochi linguistici che abbiamo dovuto attivare sono molteplici e l’ambiguità di alcune parole viene smorzata o, almeno, spostata da una parte invece che dall’altra, grazie a un termine che svolge il ruolo di àncora a tutto il discorso: reale. La definizione di reale/realtà è, infatti, così scontata e forte da non essere mai posta in dubbio. Ma in che rapporto si trova con il concetto di virtuale? E, più indietro, cos’è il virtuale? 

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Verità come unificazione nella Fenomenologia dello spirito (II)

Già dalle prime battute della Prefazione alla Fenomenologia dello spirito si va delineando la concezione hegeliana, secondo la quale la verità deve venire pensata in forma dinamica, così che di essa deve venire colta l’esposizione, ossia il suo estrinsecarsi, che è poi il suo divenire, fatto di forme che si succedono.

Tali forme, se considerate in un’ottica angusta, risultano essere l’una in opposizione all’altra; se, invece, vengono considerate alla luce dell’intero, allora risultano collegate (relate) fra di esse e parimenti essenziali, perché costituiscono i momenti in cui l’intero, ossia la verità pensata da Hegel come “unità organica”, si articola e si esprime (manifesta).

Una nuova domanda, che il testo di questa Prefazione ci suggerisce, è la seguente: nel dichiarare che il vero e il falso non possono venire rigidamente contrapposti – e che l’uno tende a capovolgersi nell’altro – nonché nel far valere l’intero come sintesi di determinazioni diverse, finanche opposte, Hegel intende forse sostenere il primato della contraddizione, in modo tale che di fatto finisce per assumere la verità come la contraddizione stessa? Continue Reading

L’uomo, l’animale che sperimenta

Per Kierkegaard il divenir-animale è la liberazione dalle infrastrutture linguistiche che ci fanno continuamente affermare “io”, che mi permettono di essere al contempo presente e assente, poiché se per un verso affermando io mi “oggettivizzo”, dall’altro perdo e abbandono la gran parte delle mie possibilità (come abbiamo detto più lungamente qua). 

Il concetto di divenir-animale si ritrova in Mille piani di Gilles Deleuze e Felix Guattari come sintesi del piano di immanenza. Ma cosa intendono i due autori con il divenir-animale?  Continue Reading

La dialettica vero – falso nella Fenomenologia dello spirito (I)

Per riflettere sul tema della dialettica di vero e falso a muovere dalla Vorrede della Fenomenologia dello spirito di Hegel, prendiamo avvio da quello che può venire considerato il punto che introduce direttamente al tema indicato. In tale punto, infatti, Hegel indica come deve venire intesa la «verità filosofica» (Hegel 1976, 1).

Hegel inizia il suo discorso con una precisazione e afferma che tale concetto non può venire adeguatamente espresso in una Prefazione.

Ordinariamente, egli scrive infatti, si è portati a pensare che la verità filosofica, poiché la filosofia «è essenzialmente nell’elemento dell’universalità la quale chiude in sé il particolare» (Hegel 1976, 1), sia reperibile «nel fine e nei resultati ultimi» (Ibidem), poiché in questi si trova espressa «la cosa stessa proprio nella sua perfetta essenza» (Hegel 1976, 1).

Di conseguenza, si tende a pensare che «Rispetto a questa essenza lo sviluppo dell’indagine dovrebbe propriamente costituire l’inessenziale» (Hegel 1976, 1). Continue Reading

Essere oggi, oltre il dualismo

L’essere umano si trova naturalmente in una condizione dualistica: oggi, ad esempio, appare diviso tra reale e virtuale, analogico e digitale. Ma quello del dualismo è un problema che ha sempre coinvolto l’uomo, il quale si trova a metà strada tra trascendenza e immanenza, e fin da Parmenide la filosofia ha sempre sottolineato la divisione interna dell’uomo. Questa scissione è causa di un sentimento di abissale insoddisfazione, di precipiziale frustrazione. Un sentimento che porta a sentirci come spezzati, ad esempio, tra un presente che viviamo ma non sentiamo e due aspetti che non riusciamo mai a raggiungere pienamente: un passato che abbiamo vissuto e resta in noi a livello di ricordo e un futuro che aspettiamo ma che non sappiamo cosa ci riservi. È il pensare al domani, in questo caso, a renderci insoddisfatti, tanto che spesso questa possibilità ci consegna all’immobilità come una pianta o un fiore. Ma se fossimo una pianta o un fiore ci troveremmo nella stessa situazione? Proveremmo lo stesso sentimento di angosciante naufragio?

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