In una delle lettere a Lucilio (Lettera 65), Seneca argomenta attraverso alcune domande retoriche che pone al suo allievo e amico al fine di mostrarne l’assurdità e quindi la loro inconsistenza. Seneca chiede: «Mi vorresti proibire di contemplare la natura? Separandomi dal tutto, vorresti confinarmi nella parte? Non dovrei cercare i principi dell’universo?». La filosofia, invece, aveva detto poco sopra Seneca a Lucilio, ci conduce proprio a porci queste domande poiché è insito nella sua genetica invitare «l’anima a respirare liberamente di fronte allo spettacolo della natura, sollevandola dalla terra alle regioni divine» (Seneca 2010, p. 401). In altre parole, la filosofia salda quella separazione tra sé e natura, tra io e mondo, che sussiste come convinzione nel cuore di chi non guarda con attenzione al tutto ma si concentra sulla parte. Il mondo esterno – dirà Seneca – è una sorta di illusione da cui guarire: sollevarsi dalla materialità del proprio corpo (quindi dalla parzialità) è l’unico modo per avvicinarsi all’idea di una comunione del tutto. Ovviamente in Seneca opera attivamente il precetto stoico per cui il corpo rappresenta il limite massimo di un uomo: «questo corpo è tutto ciò che in me può ricevere danno. In questa dimora esposta ai pericoli abita un animo libero» (Seneca 2010, p. 403), scrive l’autore latino. Tuttavia, per quanto l’anima lavori nel tentativo di liberarsi dai vincoli del corpo, essa gli rimane connessa.
Riconnettersi
È proprio alla ricerca delle ri-connessioni tra le cose anche più apparentemente distanti che si inserisce il cammino di Paolo Pecere nei suoi Sette sentieri per la Terra (Pecere 2024). Il senso (perduto) della natura non è – in quest’epoca di antropocentrismo smisurato – oggetto delle riflessioni dei più. Sotto certi profili la separazione tra specie umana e contesto naturale (che ben si esemplifica con la distanza abissale che c’è tra le città moderne e la natura) è quanto di più estremo si possa immaginare. Il viaggio di riconnessione tra le parti, dunque, inizia dal centro della città, dal punto in cui la natura non si vede poiché è stata assorbita dall’artificialità persino dell’ambiente naturale ricostruito. Dice Pecere: «da dove cominciare, qui in città, se la natura non si vede? Da una cosmogonia» (Pecere 2024, p. 42). L’intuizione filosofica, dunque, il suo trascendere le parti per rifondersi nel tutto, ecco il punto di partenza.
L’esperienza, in questo senso, rappresenta quindi un percorso nel quale esperire, appunto, ovvero entrare in contatto materialmente con la pluralità delle forme al fine di rintracciare l’identità nel molteplice. Se vogliamo dare avvio ad un nuovo pensiero ecologico che faccia tesoro del contesto nel quale siamo inseriti «dovremo andare alle radici della coscienza, rieducare il corpo a esperienze perdute, riparare in nuovi racconti. Risvegliare un senso perduto della natura, per farne un nuovo senso comune» (Ivi, p. 41).
Nuovo senso comune
L’importanza di ragionare intorno a un pensiero ecologico, che abbia una fondazione filosofica forte, è quanto mai necessaria di fronte alle evidenze del cambiamento climatico e alle storture della contemporaneità. Tuttavia è bene non cadere nelle semplificazioni che, da un lato, si condensano nell’idea di un ritorno alla natura e, dall’altro, vogliono a tutti i costi smantellare quanto c’è di propriamente umano negli artefatti del mondo. Il nuovo senso comune, quindi, deve fare i conti con il sentimento di estraneità che percepiamo spesso nell’ambiente naturale e con l’inevitabile importanza che riponiamo nella società urbana. L’insegnamento senecano, in questo discorso quindi, è fondamentale solo se calato nel contesto attuale: la riscoperta delle connessioni tra tutte le parti non annulla ciò che c’è, anzi al contrario. È dannoso pensare alla natura come a un luogo mitico nel quale tornare e nascondersi; non è attraverso un movimento reattivo che si può attivare un nuovo senso comune ecologico. Lo scrive Pecere stesso nelle prime pagine del suo libro che nella peregrinazione tenta di sviluppare linee di argomentazione e mostrare le difficoltà di costituire un pensiero a partire dall’immobilità.
«Personificare la natura è un atto troppo umano, con cui allestiamo drammi messi in scena nel teatro della nostra mente. Si canta vittoria dicendo che abbiamo “dominato la natura”, ci si lamenta perché l’abbiamo devastata, quando in realtà le vittime delle devastazioni sono gli abitanti della Terra, tra cui noi stessi. Di fronte alle catastrofi ambientali, si dice a volte che la natura “reagisce”. La Terra, tuttavia, non ha una personalità, non è una madre con cui potremo spiegarci e riconciliarci. Invece, ha senso entrare in relazione con i molti esseri viventi che condividono con noi l’ambiente, e che possiamo vedere, udire, toccare, che agiscono, e senza cui la nostra vita sarebbe impossibile. Ecco il vero viaggio: “vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri”» (Pecere 2024, p. 22 – l’ultima frase è una citazione di Marcel Proust ne Alla ricerca del tempo perduto).
Rete
Aprirsi è dunque il primo movimento del nuovo senso comune, predisporre se stessi ad accettare qualcosa prima che questa consapevolezza diventi razionale e possa essere inquadrata in un dettato. In un certo qual senso, dunque, non è necessario che gli uomini si facciano da parte, al contrario essi devono sentirsi pienamente coinvolti nello sviluppo di un pensiero che li riguarda direttamente in quanto varianti di una rete di relazioni. Sì perché «tutta la vita è una rete di relazioni, la forma umana non è un archetipo, ma una variante» (Pecere 2024, p. 479) come anche sostenne Charles Darwin che dell’interdipendenza delle forme viventi si è fatto portavoce scientifico. In altre parole, abbandonare le posizioni gerarchiche non significa lasciare spazio a uno spaventoso irrazionale, piuttosto vuol dire innestarsi in un sentire comune che è quanto di più vero e profondo, forse l’unica via che può condurci ad un pensiero ecologico nuovo ed efficace.
Bibliografia
- Seneca 2010: Seneca, Lettere a Lucilio, trad. it. Giuseppe Monti: Milano, BUR.
- Pecere 2024: Paolo Pecere, Il senso della natura. Sette sentieri per la Terra: Palermo, Sellerio.