Appunti sul senso della natura

In una delle lettere a Lucilio (Lettera 65), Seneca argomenta attraverso alcune domande retoriche che pone al suo allievo e amico al fine di mostrarne l’assurdità e quindi la loro inconsistenza. Seneca chiede: «Mi vorresti proibire di contemplare la natura? Separandomi dal tutto, vorresti confinarmi nella parte? Non dovrei cercare i principi dell’universo?». La filosofia, invece, aveva detto poco sopra Seneca a Lucilio, ci conduce proprio a porci queste domande poiché è insito nella sua genetica invitare «l’anima a respirare liberamente di fronte allo spettacolo della natura, sollevandola dalla terra alle regioni divine» (Seneca 2010, p. 401). In altre parole, la filosofia salda quella separazione tra sé e natura, tra io e mondo, che sussiste come convinzione nel cuore di chi non guarda con attenzione al tutto ma si concentra sulla parte. Il mondo esterno – dirà Seneca – è una sorta di illusione da cui guarire: sollevarsi dalla materialità del proprio corpo (quindi dalla parzialità) è l’unico modo per avvicinarsi all’idea di una comunione del tutto. Ovviamente in Seneca opera attivamente il precetto stoico per cui il corpo rappresenta il limite massimo di un uomo: «questo corpo è tutto ciò che in me può ricevere danno. In questa dimora esposta ai pericoli abita un animo libero» (Seneca 2010, p. 403), scrive l’autore latino. Tuttavia, per quanto l’anima lavori nel tentativo di liberarsi dai vincoli del corpo, essa gli rimane connessa. Continue Reading