Fenomenologia della nuova onda

Se il cinema è in grado di portarci nel mezzo, nella transizione, c’è una vera e propria corrente cinematografica che tenta di fare del cinema l’espressione della complessità del reale. Questo movimento, forse il primo ad avere una base intellettuale forte e una struttura culturale coerente e sistematica, è la Nouvelle vague. Nata nella Francia intellettualmente e politicamente engagé degli anni 50 del ‘900 – una Francia esistenzialista, dominata dalla personalità di Jean-Paul Sartre, dai pantaloni a sigaretta, dalle magliette a righe in stile bretone e dal fumo di Gitanes – la Nouvelle vague si vuole svincolare dalla tirannia del visivo, dell’immagine per l’immagine, dal concreto oggettivabile per trasformare il cinema in un mezzo di comunicazione flessibile al pari della scrittura. La macchina da presa usata come una stilografica in grado di lasciare schizzi di inchiostro sul muro delle emozioni umane e vedere quelle emozioni sempre da angolazioni diverse. Il film diventa forma temporale, non una semplice somma di immagini, diventa un tutto che restituisce totalmente il senso della realtà: un tutto che è più della somma matematica delle sue parti.  Continue Reading

Nelle cose l’avanzare degli eterni

È nel grandioso Commento alla Fisica di Aristotele di Simplicio che troviamo la traccia considerata più autentica del pensiero di Anassimandro. Nella traduzione di Giorgio Colli la sentenza suona così:

Le cose fuori da cui è il nascimento alle cose che sono, peraltro, sono quelle verso cui si sviluppa anche la rovina, secondo ciò che dev’essere: le cose che sono, difatti, subiscono l’una dall’altra punizione e vendetta per la loro ingiustizia, secondo il decreto del Tempo (Colli 1978, 155) Continue Reading

Il silenzio che sa farsi ascoltare

C’è una bella frase di Heidegger che dice: «Filosofare, alla fine, non significa nient’altro che essere principianti». Principianti, cioè coloro che cominciano qualcosa dall’inizio, che (proprio perché principianti) non presumono né assumono nulla in anticipo, che sono disposti a svolgere un’attività in cui, prima che sulle proprie conoscenze, devono fare affidamento sull’ascolto. Scegliamo questo pensiero (contenuto in una lettera del 1928) come augurio filosofico per il nuovo anno, il sedicesimo della nostra attività online.  Continue Reading

Cinema: filosofia in movimento

In Platone il mito è l’esposizione di un pensiero attraverso le immagini che consente quindi una maggiore e più profonda comprensione del primo. Potremmo dire che il filosofo greco nei suoi dialoghi usa il mito in chiave didattica e per estendere l’indagine razionale con l’intento di farle superare i limiti stessi del pensiero razionale. Ecco allora che indagare il rapporto tra filosofia e cinema è tentare di analizzare due aspetti che nascono già associati fin dall’inizio del pensiero occidentale. In questa serie di articoli si ricostruirà tale rapporto che ha caratterizzato molto la filosofia del ‘900, seguendo l’evoluzione del mezzo cinematografico e lo sviluppo del pensiero filosofico.

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Educazione come esercizio al dominio

Per chiunque abbia ancora qualcosa da decidere nella propria vita, l’incontro con Nietzsche si rivela spesso un punto di svolta. L’acutezza della sua capacità critica, la forza dirompente delle sue intuizioni, il superuomo: ogni suo pensiero è il tassello di un mosaico geniale in cui il centro sembra essere ovunque e in nessun luogo, ma che solo ai rari in grado di ammirarlo nella sua interezza svelerà i propri segreti. Ha giocato molto con la portata evocatrice degli enigmi Nietzsche, perfettamente in linea con quel mondo presocratico tanto a lungo studiato nella sua giovinezza da filologo. C’è una cosa però, rispetto alla quale è sempre stato fin troppo chiaro: solo il solutore di enigmi possiede la forza per dominare se stesso e di riflesso essere una guida per tutti “i temerari della ricerca” in cammino lungo il percorso per diventare se stessi. È questa l’essenza di ogni educazione ma, per comprendere a pieno la sua reale portata semantica, risulta imprescindibile addentrarsi in quella che fu l’esperienza educativa di Nietzsche in prima persona, il suo incipit filosofico. Eccoci dunque di fronte alle pagine della Terza inattuale, pubblicata nel 1874 con il titolo Schopenhauer come educatore, una delle più forti legittimazioni del valore pedagogico intrinseco al contatto con quegli individui superiori, tanto preziosi quanto rari. Continue Reading

Per una nuova concezione dell’abitare il mondo

Giusto un’idea: questa. Il fatto che viviamo in un ambiente, inteso come guardarsi intorno e modellare ciò in cui siamo immersi, può essere fuorviante. Certo, ci serve per pensare in prima istanza di essere separati da quell’ambiente, quasi immaginando di viverlo dall’esterno. Questo ci consente di poter giudicare e, in qualche modo, ci illude di poterci appropriare del territorio in cui viviamo. Ma ripartiamo dalla domanda iniziale di questa serie di articoli: se fossimo un giglio? Come vedremmo l’ambiente che abbiamo intorno? Sicuramente in maniera diversa. Quella maniera diversa è così distante però dal modo in cui anche noi siamo calati nell’ambiente? Non sto parlando dell’illusione che abbiamo, che ci siamo costruiti grazie alla nostra coscienza. Sto parlando di come siamo noi, come animali, all’interno dell’ambiente che viviamo. Siamo realmente così diversi dal giglio? Siamo così differenti dal rizoma o da una vespa che sta tentando di pungerci? Continue Reading

Appunti per il dopo Nietzsche

Per fare un bilancio di un’amicizia intellettuale durata tutta una vita, Giorgio Colli in Dopo Nietzsche (Colli 1979), mette in campo tutta la saggezza dell’indagatore della verità. Nella sua proposta di un Nietzsche come voce incompresa dell’approccio misterico alla conoscenza emerge quell’ammissione dei limiti della ragione, propria di chi ha visto l’opacità delle sfumature del mondo e ne è rimasto affascinato. Ammissione che tuttavia è anche l’esaltazione dell’attimo fulmineo in cui l’intuizione si apre un varco, per affacciarsi su «quello che precede la nostra vita, che sta al di là della nostra vita» (Colli 1979, 68). Da dove trarrebbe origine il ragionare filosoficamente, “il tessuto dai molteplici nodi del logos”, se non dal tentativo di disinnescare l’emergere dell’enigma (il prόblema, “l’ostacolo che getta in avanti”) oracolare, che nel suo accennare la via della conoscenza, illumina parimenti la natura inesorabile del destino?

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L’Io dissolto e gli psichedelici

Il rinnovato interesse intorno agli psichedelici si deve in prima istanza a una legittimazione scientifica che ha depotenziato le più intransigenti posizioni nei loro confronti e nei confronti delle droghe in generale. Ma quel che più interessa a una rivista di filosofia del così detto rinascimento psichedelico, è il dibattito che questo nuovo approccio apre e, soprattutto, le indagini intorno alla mente generate dall’utilizzo delle sostanze psichedeliche. Infatti, se non si liquidano ingenuamente come vaneggiamenti gli stati della mente raggiunti e raccontati da chi ha fatto uso di LSD, psilocibina o altre sostanze simili, queste dimensioni consentono di ragionare su aspetti interessanti come il rapporto fra l’io e il mondo, l’interno e l’esterno, il flusso e la staticità degli stati di coscienza.  Continue Reading

L’intimità terribile

Negli ultimi anni, soprattutto sulla scorta degli studi sulla contaminazione iniziati da Mary Douglas, l’antropologia si è molto occupata del disgusto, emozione di base già ampiamente studiata negli ambiti della psicologia per i suoi interessanti risvolti psico-sociali. In questo articolo riprenderemo alcuni di questi studi per offrire una riflessione filosofica sul ruolo di questa emozione tanto complessa, argomentando come il disgusto possa servire per comprendere meglio il modo in cui il soggetto interagisce con il mondo, co-costruendo se stesso e ciò che lo circonda attraverso sofisticate operazioni classificatorie successivamente incorporate e, iterativamente, messe di nuovo in gioco nell’incessante progetto che è il fare cultura.  Continue Reading

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