Le caverne sembrano essere un luogo particolarmente adatto per comunicare i significati più profondi della filosofia. Con la mente a Platone e al suo celebre mito, Schopenhauer deve aver pensato questo nel momento in cui riformulava per l’ennesima volta quel suo unico pensiero attorno al quale si espandono in modo organico i suoi scritti: la volontà è l’essenza del mondo. Del resto, metafore, esempi, similitudini sono strumenti per lui consueti: nel Mondo come volontà e rappresentazione se ne contano a decine soprattutto nel secondo volume. Dai porcospini, per spiegare i rapporti tra gli uomini, alla finanza, per illustrare il funzionamento della rappresentazione, le metafore sono utilizzate per gli argomenti più vari. A volte anche per comunicare l’importanza del suo contributo alla filosofia: come Lavoisier, scindendo l’acqua in idrogeno e ossigeno, aveva dato vita ad una nuova era della fisica e della chimica, così Schopenhauer, dividendo il corpo in volontà e rappresentazione, aveva inaugurato una nuova metafisica. Con la grotta di Posillipo, un tunnel di oltre settecento metri nel cuore di Napoli (nota anche come grotta di Virgilio), Schopenhauer aggiunge un’esperienza di grande suggestione per indicare la volontà, principio monistico della sua filosofia.