La relazione come mero presupposto (15.III)

Riprendiamo il discorso svolto nel precedente articolo da questo punto: il circolo ermeneutico, poiché vale come traduzione dell’apertura che sussiste tra testo e interprete, consente all’interprete – sempre secondo Heidegger – di cogliere il pensiero dell’autore del testo come esso in effetti è. 

La relazione preliminare tra interprete e interpretato produce, infatti, quella precomprensione del testo sulla quale si fonda l’interpretazione.  Continue Reading

Sulla menzogna nella politica contemporanea

Die Lüge wird zur Weltordnung gemacht, «la menzogna viene eretta ad ordine mondiale». Questa frase, tratta dall’opera letteraria Il processo di Franz Kafka, scritta nel 1914, è emblematica per descrivere la condizione attuale in cui la menzogna, a livello mediatico, sociale, economico e politico, sta diventando ormai la regola. 

Certo, nel corso della storia, la menzogna è sempre esistita e la disinformazione è vecchia quanto la stessa civiltà: dal cavallo utilizzato per entrare a tradimento a Troia, al falso documento della donazione di Costantino diffuso per fondare l’impero cristiano; dalla Guerra fredda, che fece esplodere su larga scala i mezzi della disinformazione, fino al neologismo fake news utilizzato per indicare l’ascesa del nuovi populismi. 

Anche il pensiero filosofico non ha mai smesso di riflettere su questo fenomeno. Dal paradosso del mentitore, elaborato dai greci, fino ai saggi sul De mendacio di sant’Agostino; dalle considerazioni di Kant, che negava il diritto di mentire in un celebre dibattito con Benjamin Constant, fino ad Heidegger e Wittgenstein, che legavano la menzogna in modo costitutivo al linguaggio. 

Un posto particolare in quest’ambito è riservato a quella vasta letteratura che ha analizzato la menzogna in riferimento alla politica come (solo per rimanere a quella più recente) la manipolazione della realtà in 1984 di George Orwell o la distinzione tra vita nella verità e vita nella menzogna nel Potere dei senza potere di Vaclav Havel. 

Cosa caratterizza allora l’odierna ascesa della menzogna ad ordine mondiale, come sosteneva Kafka? Quali sono i suoi caratteri distintivi rispetto alla menzogna tradizionale? Che cosa, soprattutto, può abbattere il bugiardo dalla sua pretesa totalitaria e apparentemente invincibile?

Per rispondere a queste domande, il saggio Verità e politica di Hannah Arendt, costituisce uno studio ancora oggi imprescindibile per scavare nei tunnel sotterranei della disinformazione e dei suoi presupposti politici e psicologici.  Continue Reading

Affermare è negare (II)

Riprendiamo a seguire il Wittgenstein del Tractatus: ciò di cui il pensiero rapportante-commisurante vuole essere immagine e raffigurazione (propp. 2.1 e 3) è il mondo, inteso come “la totalità dei fatti” (prop.1.1), la “totalità degli stati di cose sussistenti” (prop. 2.04), “la realtà nel suo complesso” (prop. 2.063). Se anche sia possibile raffigurare i fatti nel pensiero-linguaggio (ammesso, ma non concesso), “che” il mondo ci sia, si dia e si offra al pensare, non è né ammesso né concesso: “non come il mondo è, ma che esso è, è il mistico” (prop. 6.44). Lo “sforzo” di “dire il mondo” ha lo stesso destino dello sforzo di dire Dio: è vano. Per dirla alla greca, ogni dire è πρὸς ἡμᾶς, relativo alle nostre categorizzazioni e, dunque, sempre finito e “de-finente”. La stessa totalità dei definiti (i fatti) non può essere “detta” κατὰ φύσιν, di per sé; anche quel “tutto limitato” che è il mondo (prop. 6.45) sfugge al dire. Continue Reading

L’Essere come legame fondamentale in Heidegger (15.II)

Per riprendere il discorso sul concetto di relazione in Heidegger, prendiamo in esame un altro passo, sempre tratto da Sull’essenza della verità: «Da dove – si chiede ancora Heidegger – il giudizio appresentante riceve l’indicazione di dirigersi all’oggetto e di accordarsi con esso secondo la norma della conformità? Perché questo accordo si determina con l’essenza della verità? Come può accadere una cosa del genere e cioè che si ricorra al presupposto di una conformità e ci si insedii in un accordo? Ciò è possibile solo se questo presupposto si è già liberamente offerto in un’apertura che lega ogni appresentazione a ciò che, a partire da questa apertura, si apre e dominando si impone» (Heidegger 1988, 18-19). Continue Reading

All you need is Attention

L’attenzione secondo l’IA: un Procuste che tortura i viandanti
Alla base della tecnologia dell’ultimo prodotto dell’Intelligenza Artificiale, i Large Language Model (LLMs), c’è un sistema dal nome paradossale: il meccanismo di attenzione. Spiegato in un saggio dal titolo Attention is all you need, il meccanismo di attenzione è il cuore dell’architettura Transformer, la struttura a fondamento degli LLM, la cui funzione è quella di consentire a una rete neurale (così chiamata per analogia con il cervello umano) di tenere traccia di schemi e connessioni all’interno dei dati di input, anche se questi sono situati in modo molto distante tra di loro. Continue Reading

La filosofia e il fuoco: l’eredità di Severino

Si pensa, spesso a ragione, a un sistema filosofico come un complesso teoretico e organico che raccoglie un’unità di tesi su diversi ambiti, dalla metafisica all’etica. Quello che Emanuele Severino ha sviluppato nel corso della sua lunga produzione filosofica è, senza alcun dubbio, un sistema filosofico; ovverosia, un complesso teoretico-metafisico solido che si sviluppa intorno ad un fuoco centrale. Fa bene Leonardo Messinese, nel suo volume dedicato al filosofo bresciano, Emanuele Severino. Il destino e il mortale, edito da Feltrinelli (Messinese 2025) nella collana “Eredi”, a sottolineare come spesso i critici di Severino che hanno definito il suo pensiero «monocromatico, quando non monocorde e ripetitivo» abbiano, con ciò, perso di vista «il ricchissimo svolgimento di quel punto metafisico», ovvero il fuoco di cui scrivevo sopra, rimanendo «a guardare dall’esterno solo l’insegna del suo imponente edificio speculativo» (Messinese 2025, 244). Continue Reading

Del nominare Dio invano (I)

“Per pensarti, Eterno, [l’uomo] non ha che le bestemmie”; con questo lapidario verso Ungaretti chiude una delle sue più profonde liriche (la Pietà, 1928, scritta subito dopo il suo ritorno al cristianesimo).

Quello che il poeta chiama Eterno (Dio) è l’Assoluto, ciò a cui autenticamente tende l’in-tenzione che anima la ricerca e il dire degli umani (e al quale, nella lirica, si rivolge).

Gli uomini avvertono, con desiderio e sofferenza, la necessità di fondare la propria esistenza, di radicarsi in un fondamento stabile, stante la loro insufficienza a “permanere”, a consistere in una pretesa (e presunta) auto-nomia. Desiderio di pienezza e angoscia dell’impermanenza impongono l’avvio di una ricerca che non può non “portare oltre”. Continue Reading

Heidegger e il primato della relazione come fondamento (15.I)

Tanto Martin Heidegger quanto Edgar Morin fanno valere il primato della relazione e il modo in cui ne parlano ci sembra particolarmente significativo.

In Kant e il problema della metafisica, Heidegger riflette sul problema kantiano di come sia possibile conoscere e la soluzione che egli indica è volta a sottolineare proprio il valore della relazione.

L’ente, che è ciò che deve venire conosciuto, viene colto bensì come “diverso” dal processo conoscitivo, ma tale da presentare una diversità che non appare “insormontabile”: «Ma per uscir fuori, verso il “diverso”, è necessario essere dentro un medium, nell’ambito del quale si può incontrare questo ente affatto diverso, che non si identifica con l’essere conoscente e che il conoscente non ha nemmeno in suo potere» (Heidegger 1973, 103). Continue Reading

Naturale e artificiale, Cartesio contro Kant

É  la macchina che deve essere come l’uomo o è piuttosto l’uomo ad essere una macchina?  Se la prima domanda ha guidato lo sviluppo tecnologico recente, nella storia della filosofia è la seconda quella che ha tenuto il campo della riflessione. Nella filosofia moderna, prima del celebre l’Homme machine di La Mettrie, è stato Cartesio il primo ad associare gli uomini alle macchine, cercando di stabilire in che misura fosse possibile una somiglianza, se non addirittura un’identità. Assumendo tale prospettiva, il confine tra naturale e artificiale non è un argomento decisivo, come accade invece oggi nel dibattito sulla cosiddetta intelligenza artificiale. Vediamo perché. Continue Reading

L’attualità di fisica e metafisica

Che la domanda cos’è la filosofia? sia già filosofia, è un assunto che questa rivista e le attività di Ritiri Filosofici hanno sempre sposato in pieno. È infatti frequente che il dubbio si rivolga non solo a questioni più specifiche e circoscritte, ma alla natura stessa della speculazione. Questa pratica ricorsiva non deve essere letta come un eccesso formale, piuttosto essa è connaturata alla domanda filosofica e si ripropone continuamente da sé. Con una certa assertività sintetica si potrebbe dire che tutta la filosofia che non si chiede la natura del suo stesso filosofare, muove da una presunzione di verità. Continue Reading