Verso una coscienza artificiale?

«Se alla fine di questa storia dell’intelligenza artificiale, l’uomo dovesse produrre un’entità critica dotata di capacità riflessiva cosciente e autocosciente, allora significa che l’uomo avrebbe partorito l’uomo». Con queste parole (a cui aggiungiamo che allora l’uomo si sarebbe fatto Dio), Aldo Stella ha chiuso il suo intervento al seminario tenutosi all’Università di Chieti lo scorso 18 luglio dal titolo Verso una coscienza artificiale? Il convegno è stato organizzato dal prof. Stefano Sensi, del Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e scienze cliniche, e dalla prof.ssa Federica De Felice (vice presidente di Ritiri Filosofici), del dipartimento di Scienze filosofiche, pedagogiche e sociali dell’Università D’Annunzio di Chieti. All’evento, che ha visto protagonisti numerosi giovani ricercatori di neuroscienze, ha partecipato anche Antonio Lieto dell’Università di Salerno che ha presentato una relazione sulla fallacia di ascrizione nell’IA a partire dal Test di Turing.  Continue Reading

La mela avvelenata di Turing

Se è vero, come dice Giambattista Vico, che verum ut factum convertuntur, e cioè che la verità di una cosa può essere conosciuta soltanto da chi l’ha fatta, ecco allora che una discussione sull’intelligenza artificiale non può non cominciare da chi quella intelligenza l’ha inventata. Stiamo parlando di Alan Turing e del suo articolo pubblicato nel 1950 dal titolo Macchine calcolatrici e intelligenza

Grazie ad esso, lo scienziato e filosofo inglese tracciava il perimetro dentro il quale, ancora oggi, si muovono le discussioni relative alla natura di quella che oggi viene chiamata intelligenza artificiale. Come tutti i grandi classici, il testo di Turing è stato letto, riletto, interpretato, molte volte malissimo interpretato, spesso dimenticato. Facciamo allora chiarezza delle tesi in esso contenute in modo da riprendere il discorso sull’argomento iniziato tempo fa e recentemente approfondito con il ritiro filosofico dello scorso aprile. Continue Reading