E vissero infelici e scontenti!

In questo articolo proverò ad analizzare in che modo la rappresentazione del male commesso da parte di un personaggio finzionale possa esercitare un influsso etico sullo spettatore di un film. L’approccio metodologico che intendo utilizzare è dunque quello dell’etica narrativa, ossia del modo in cui le narrazioni di storie possono avere un impatto sulla costruzione dell’identità morale della soggettività (cfr. Mori 2010, 53-55).

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La terribile lotta fra bene e male

In un passo splendido di Genealogia della morale Nietzsche afferma che «I due valori antitetici “buono e cattivo”, “buono e malvagio” hanno sostenuto sulla terra una terribile lotta durata millenni». Ed è innegabile come si sia ancora prolungata questa lotta, che ancora oggi – ahimé – genera morti. In ogni TG veniamo a conoscenza di lotte e rivendicazioni religiose nei confronti di un oltraggio ad un dogma.
Partendo da questo spunto di cronaca vorrei porre una riflessione più generale: qual è il limite oltre il quale non si può e non si deve oltrepassare l’imposizione, ferma ed immobile, di un dogma? O meglio, a mio avviso, vi è un limite alla libertà di parola e d’espressione? Il dogma può essere il limite alla libertà più preziosa che la società civile e politica ci ha riconosciuto? Possiamo permettere che un dogma (qualcosa di inspiegabile, oggetto di fede e non di ragione, qualcosa di non migliorabile, ma una verità che non possiamo interrogare, quindi una non-verità!) detti le regole della civiltà?

Tutto ciò, ovviamente, contiene una premessa che è bene ricordare: qualsiasi oltraggio ad una differenza culturale, etnica, religiosa, politica e antropologica è cosa da condannare e che anzi eccede la libertà di espressione.
Sì: perché libertà d’espressione non significa avere la possibilità di dire tutto, anche calpestando i sentimenti di intere culture, anche religiose. La libertà di pensiero e di parola sono la manifestazione più autentica della razionalità. E la razionalità non pone limiti inspiegabili. La razionalità vuole la ricerca, non il dogma, che intende dirci – a priori – cosa è bene e cosa è male.
Come ha detto Emanuele Severino alla conferenza del 15 settembre 2012, tenutasi a Modena al FestivalFilosofia: «ogni fede, in contrasto con altre, genera inevitabilmente una guerra». [A breve pubblicheremo un riassunto della sua lectio magistralis]