Virtù del popolo e altre aporie del machiavellismo radicale

In un interessante libro del 2011 (Machiavellian Democracy, Cambridge University Press, 2011, pp 252) John McCormick propone una rilettura dei testi di Niccolò Machiavelli incentrata sul rapporto fra classi sociali nel governo della cosa pubblica. Al centro dell’analisi sta una distinzione: mentre i grandi sono intrinsecamente predisposti all’oppressione, la plebe ha come unico interesse quello di non essere oppressa. In particolare nei Discorsi, Machiavelli dimostra che il popolo è abbastanza passivo da non valutare preventivamente minacce alla libertà da parte dei grandi, ma quando la minaccia diventa evidente può reagire con forza e questa reazione può prevenire future oppressioni.  La libertà della repubblica si tutela dunque armando il popolo: giuridicamente, attraverso organi di governo di classe, come tribunato e assemblee popolari costituite in tribunali e legislatori e, operativamente, per mezzo del controllo popolare dell’apparato militare.
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La riforma dei partiti?

Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario dalle celebrazioni dei referendum che segnarono, secondo la convenzione della storiografia recente, la fine della Prima Repubblica e l’inizio della lunga transizione dalla quale l’Italia non è ancora uscita.

Segue qui.

L’ipocrisia della Costituzione

I recenti sviluppi della situazione politica del nostro Paese, unitamente alla elezione del nuovo Presidente della Repubblica, evidenziano in tutta la loro drastica chiarezza un fenomeno che si trascina da decenni nel nostro sistema istituzionale : lo scardinamento sostanziale del disegno costituzionale relativo alla forma di governo del nostro Paese (…)(Segue qui).