Messico: tradizione e futuro

Il Messico è uno stato federale di 110 milioni di abitanti di cui un quinto nella sola capitale. Diviso in 32 Stati dotati di ampia autonomia e molto diversi tra loro non solo geograficamente, è uno Stato in forte crescita, molto influenzato dalla vicinanza con gli USA e al tempo stesso assai diverso da questo.
Il tour di due settimane ci ha permesso di scoprire sia la immensa capitale Città del Messico sia i due stati più meridionali, Chiapas e Yucatàn, simili per origini ma con uno sviluppo storico ed economico completamente diverso.
Anche noi, come Maurizio Greganti in Egitto, abbiamo avuto modo di conoscere le origini della civiltà messicana e l’attuale stato sociale ed economico. Anche qui i contrasti emergono in maniera evidenti ma con impressioni completamente diverse da quelle tratte in terra egiziana, in particolare per il dinamismo della società messicana, concentrata sulle possibilità di crescita del Paese.
Il Messico precolombiano
Il Messico prende nome dai Mexicas “figli della Luna” meglio conosciuti come Aztechi, una delle tante civiltà mesoamericane che si insediò in questa terra del nord e centro America.
Gli Spagnoli che nel 1521, alla guida di Hernan Cortes, conquistarono queste Terre, si trovarono di fronte proprio gli Aztechi di Montezuma II, i quali, a partire dal VIII secolo d. C., estesero gradualmente il loro dominio sull’America centro-settentrionale, sottomettendo le altre civiltà mesoamericane. A Sud gli Spagnoli trovarono quel che restava della civiltà Maya, costituita da tanti piccoli imperi, sempre in lotta tra loro, e per questo facilmente sopraffatti dagli spagnoli.
A differenza di quello che si potrebbe pensare, tuttavia, la civiltà Maya, diversamente da quella Azteca, non è affatto scomparsa ed è sopravvissuta in maniera sorprendente a cinque secoli di sopraffazioni e tentativi di evangelizzazione forzata.
Tutte le culture native americane si contraddistinguono per una cultura in cui gli elementi naturali hanno assoluta preminenza tanto che ad ogni manifestazione della natura corrispondeva l’esistenza di un dio cui celebrare riti propiziatori.
I Maya, come si diceva, sono stati la civiltà più evoluta. Il loro calendario, utilizzato anche dagli altri popoli mesoamericani, fa risalire la fondazione della civiltà al 3113 a.C. Svilupparono grandi conoscenze in matematica, architettura e soprattutto astronomia. Conoscevano perfettamente la precessione degli equinozi ed il loro calendario civile di 365 giorni corrisponde al nostro. Ciò gli era necessario per esercitare nel modo migliore l’agricoltura e, in particolar modo, la coltivazione del mais.
Avevano anche un calendario religioso che intrecciandosi con quello civile dava luogo a cicli di tempo più lunghi al termine dei quali si praticavano feste, riti e si rinnovavano le strutture cerimoniali. Più in generale i Maya e le altre civiltà mesoamericane erano convinti che il mondo in cui vivevano non fosse che uno di una serie di mondi e questa natura ciclica delle cose permetteva loro di prevedere il futuro studiando il passato.
Come detto, nonostante l’oppressione e l’evangelizzazione forzata, in Messico sopravvive una consistente discendenza diretta dai Maya. Per essa il cristianesimo costituisce solo una facciata e in Chiapas abbiamo assistito a guarigioni e riti propiziatori (compreso soffocamento di una gallina) all’interno di una chiesa. Pare che lì (San Juan de Chamula) la Chiesa Cattolica si accontenti di amministrare una volta all’anno il battesimo ai nuovi membri della comunità, i quali lo ricevono come uno dei propri riti propiziatori. L’esercizio di tali riti in una chiesa si spiega con il fatto che gli edifici di culto sono di proprietà dello Stato (dopo si capirà perchè).
In pratica per facilitare l’evangelizzazione, assai difficile, le antiche divinità furono ribattezzate con i nomi dei santi cristiani ma le cerimonie sono più o meno le stesse di quelle precedenti alla conquista.
Anche qui i miti fondativi della civiltà sono simili a quelli di nostra conoscenza (lo spostamento verso la terra promessa ripreso anche nella bandiera con l’aquila che cattura il serpente come luogo indicato, la creazione ecc.).
È evidente ad ogni modo che i culti nativi, almeno alcuni, abbiano resistito all’evangelizzazione forzata, non sappiamo se per le caratteristiche intrinseche di questi culti, fortemente legati alla natura, e/o se per lo sviluppo politico dello Stato del Messico che già dal 1821 conquistò l’indipendenza.
Il Messico moderno
Conquistata l’indipendenza dagli Spagnoli il Messico oggi è un Paese di meticci e forti minoranze native (raramente di altri paesi). È uno Stato fieramente e orgogliosamente laico (tantissimi gli omosessuali nella Capitale, in alcuni Stati è consentito il matrimonio e l’adozione anche per gli omosessuali). Ciò lo si deve ad un passaggio importante della storia moderna messicana.
Il neonato Stato, fortemente diviso al suo interno e oppresso dal debito verso gli Stati europei, a metà del XIX secolo portò a termine una serie di riforme liberali grazie all’azione di Benito Juarez, primo e unico presidente indigeno della storia messicana, considerato padre della Patria (come Garibaldi per noi, a lui si deve il nome di Benito Mussolini).
Tra queste vi fu l’acquisizione di tutte le proprietà ecclesiastiche (comprese gli edifici di culto) e il pagamento delle tasse da parte della Chiesa Cattolica; l’assoluta libertà religiosa (sono tantissimi i culti praticati qui); il divieto assoluto per i chierici di esprimere preferenze politiche o fare campagna elettorale (si tratta di reato federale).
L’oppressione dei latifondisti e l’opposizione della Chiesa Cattolica portò nel 1910 alla scoppio di una nuova rivoluzione, dopo quella che aveva portato all’indipendenza, guidata da Zapata e Pancho Villa. Repressa nel sangue si concluse comunque con la promulgazione di una nuova costituzione.
Dal 1920 al 2000 vi è stata una democrazia monopartitica da parte del PRI (dal nome contraddittorio Partito Rivoluzionario Istituzionale) che nel 1940, con Cardenas, ha nazionalizzato le industrie nei settori strategici.
Dal 2000 il Paese ha conosciuto l’alternanza di governo e sebbene sia visibile una forte differenza tra alcuni Stati del Paese e tra i vari strati della popolazione, il Messico sembra avere le carte in regola per essere una delle nuove potenze mondiali.

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