I guardiani della ragione

La rubrica The Stone del New York Times si conferma ancora una volta uno dei migliori e consistenti blog divulgativi a carattere filosofico. Da un po’ di tempo è in corso un dibattito sul significato odierno della filosofia e sul ruolo dei filosofi. Abbiamo già segnalato quello di Steven Nadler su Spinoza. Ora, dopo quello molto interessante di Colin McGinn (che pure invitava gli addetti ai lavori a cambiare nome alla filosofia con quello di scienza ontica), l’ultimo intervento è di Julian Friedland, visiting professor alla Fordham University, “l’università gesuita di New York” come indicato nella presentazione del sito di quell’università.
Nel titolo del suo articolo, Friedland mette subito le cose in chiaro: filosofia non è scienza. Come fatto recentemente notare anche dal nostro Lucilio, il docente americano ricorda che la filosofia è la madre di tutta la conoscenza. Il suo ragionamento parte dalla definizione classica di filosofia come amore per la sapienza (e già abbiamo discusso, con il dibattito sul blog, che se uno assume la filosofia come sapienza, o peggio ancora come scienza come ha fatto Hegel, stravolge dall’inizio il suo reale significato). Il problema, dice Friedland, è il seguente: qual’è il grado di conoscenza che la filosofia può portare in più rispetto a quello già determinato dal sapere scientifico? Che cosa ha in più la filosofia rispetto alla scienza? Miriadi di filosofi contemporanei sono perfettamente coscienti di essere niente altro che dei servitori della scienza, dei meri e semplici uscieri rispetto ad essa, nota amaramente il docente.
Il punto (peraltro semplice ma decisivo a ricordarsi) è allora che la filosofia, a differenza della scienza, non riposa su osservazioni empiriche ma è fondata su principi logici e razionali. Come tale, mentre la scienza tende ad alterare e ad aggiornare le sue scoperte giorno dopo giorno attraverso prove ed errori, le deduzioni logiche sono eterne. Nessuna osservazione empirica potrà cambiare il fatto che 5 più 7 fa 12. Certamente argomenti fallaci potranno derivare anche da sofisticate dimostrazioni razionali. Ma tuttavia ciò non toglie che essi saranno sempre invalidi e soggetti a fallimento. Indicare tale genere di errori fa dunque parte del capitale essenziale della filosofia. Come Socrate mostrò molto tempo fa, il guadagno realizzato nel fare filosofia consiste nel comprendere ciò che deve essere escluso da un corretto apprendimento. Non è un caso che la quasi totalità dei dialoghi platonici abbia carattere aporetico mostrando le strade che non devono essere intraprese per la soluzione di un certo problema. Altri esempi possono essere la critica di termini utilizzati in vari contesti (come nei casi utilizzati da Wittengstein) o le premesse utilizzate dalla Corte di Giustizia per emettere le proprie sentenze. Altri esempi citati sono quelli in ambito giurisprudenziale ed etico.
In tutti i casi si ribadisce il concetto che la filosofia non è scienza in quanto essa impiega i mezzi dell’analisi logica e della chiarificazione concettuale in luogo della misurazione empirica. Questo approccio, se attentamente attuato, può dare una conoscenza più affidabile e duratura della scienza. La misurazione scientifica infatti è sempre soggetta ad un certo livello di riaggiustamento basato su osservazioni future. Al contrario, solidi argomenti filosofici raggiungono una certa misura di immortalità. Così, conclude Friedland, se noi filosofi vogliamo restaurare l’autorità della filosofia, non dobbiamo cambiarne il nome ma impegnarci più spesso con questioni di interesse corrente, non come scienziati ma come guardiani della ragione. Questo (secondo una premessa ottimistica forse discutibile ma comunque sempre da porre in risalto), incoraggerà le persone a pensare più criticamente, ovvero a diventare più filosofiche.

Insegnante al Liceo delle Scienze Umane di Nocera Umbra. Lauree in Scienze politiche, Scienze religiose e Filosofia. Dottorato in Storia della Filosofia nelle Università di Mainz e Macerata. Principali temi di ricerca: Spinoza e lo spinozismo, Schopenhauer, filosofia tedesca del XVIII e XIX secolo. Articoli e monografie su questi temi.

3 Comments

  1. Sono pienamente d’accordo su due punti di quelli discussi da Cobb: 1) l’idea che la Filosofia abbia come oggetto l’eterno, le leggi logiche che governano il mondo, senza però dover far a meno delle leggi naturali (cioè la Filosofia indaga la “metafisica” e le scienze la “fisica”, per fare una divisione quasi aristotelica); e 2) che il blog del NYT sia veramente all’avanguardia, con discussioni che vanno oltre quello che riusciamo ad instaurare in Italia.
    Volevo insinuare una provocazione: dato per assodato ciò che Cobb, sapientemente scrive, è possibile che la Filosofia sia davvero messa da parte perché pensiero scomodo, perché critica razionale alle dottrine, perché sovvertitore delle certezze? Forse tutti hanno capito il vero impianto filosofico, e tutti hanno la consapevolezza di trovarsi di fronte a qualcosa (la Filosofia) che può minare ciò che sembra evidente, ma non lo è. Del resto, diceva Einstein, “si è sempre barattata un po’ di libertà per un po’ di sicurezza”. Molti baratterebbero anche la verità, per un po’ di sicurezza. O no?

    1. Caro Lucilio, quello che tu dici esprime un problema reale e fin troppo serio. Io mi voglio mantenere però al problema del rapporto tra filosofia e scienza.
      Il mio pensiero al proposito è il seguente. Così come Kant sosteneva che i concetti sono vuoti senza intuizioni e le intuizioni sono cieche senza i concetti, io dico (al pari di Schopenhauer nei confronti del quale sono totalmente d’accordo su questo punto) che la metafisica senza la scienza è vuota ed astratta ed una scienza senza metafisica è cieca e pericolosa. Dal punto di vista storico la separazione tra metafisica e scienza non è equiparabile a quella tra fede e ragione. Quest’ultima infatti è antichissima ed ha la sua buona ragion d’essere; quella invece è recente, risalendo all’inizio dell’ottocento, e costituisce tuttora un’anomalia nello sviluppo sia della scienza che della metafisica. Sai bene chi sono i principali responsabili di questa follia (la famosa triade con a capo Hegel); ma non vanno dimenticate a questo proposito le responsabilità di Kant il quale, dichiarando l’inconoscibilità della cosa in sé, sancì di fatto la fine della metafisica.
      Resasi autonoma dalla filosofia, oggi assistiamo alla vittoria della scienza la quale sbandiera la propria superiorità conseguita in nome della specializzazione e della sua funzionalità tecnica. Ma come tutti i vincitori non saggi, la scienza odierna pretende di dare spiegazioni anche della realtà ultima, volendosi in tal modo insediare sul trono della filosofia oltrepassando così i propri limiti. Ecco allora apparire i volgari scienziatucoli odierni che pretendono di fare filosofia con i concetti imparati al catechismo o su qualche Bignami filosofico. Essi sono semplicemente ridicoli, posso farti i nomi, ma comprendi benissimo chi sono in quanto i nostri giornali sono insuperabili nel pubblicare le loro idiozie.
      Non voglio andare oltre su questo punto. Perché, tra le altre cose, la situazione nel campo della filosofia è forse ancora più sconfortante. Ma di questo ne riparleremo.

  2. Carissimi, vi ringrazio per aver posto ancora un altro tema interessantissimo su questo sito. Sono molti gli spunti che l’articolo citato mi suggerisce, mi soffermerò, su uno solo che è poi l’unico motivo di disaccordo con quanto ho letto. Premesso che concordo perfettamente sull’idea che gli ‘strumenti’ della filosofia siano ontologicamnete diversi da quelli della scienza assisto con un po di tristezza alla ripropozione di barricate stantie, di guerre di retroguardia, tra due campi del sapere così importanti (purtroppo due campi). “Questo approccio, se attentamente attuato, può dare una conoscenza più affidabile e duratura della scienza. La misurazione scientifica infatti è sempre soggetta ad un certo livello di riaggiustamento basato su osservazioni future. Al contrario, solidi argomenti filosofici raggiungono una certa misura di immortalità” Perchè? L’immortalità degli argomenti filosofici è negata dalla stessa storia della filosofia, nella quale ad ogni pensatore, scorrendo i secoli, potete certamente contrapporne un altro che sui medesimi temi, magari utilizzando lo stesso armamentario logico, abbia raggiunto certezze diametralmente opposte. Ma non è questo il punto, non credo che l’immortalità sia la misura della grandezza del pensiero filosofico. Il ‘riaggiustamento’ della scienza è parte integrante del suo procedere per modelli da verificare, attraverso il famoso metodo scientifico che lungi dal cercare risposte univoche e inviolabili è fisiologicamente votata a mettere alla prova i suoi modelli di ricostruzione del reale per ‘falsificarli’. La scienza, un attimo dopo aver raggiunto una conclusione inizia subito ad ‘aggredirela’ per sviscerarla e cercare di trovare una falla, un errore, un punto di fragilità e solo quando detta operazione risulta vana, allora ritiene di aver acquisito un buon modello di ricostruzione dei fenomeni, non certo una verità immortale. Ritengo il metodo scientifico una delle più grandi liberazioni del pensiero moderno, liberazione dai dogmi, liberazione dai punti indiscutibili, liberazione dalle verità rivelate. Contrapporre l’immortalità delle deduzioni filosofiche alla fallacità di quelle scientifiche per giustificarne una vera o presunta superiorità è una sconfitta per l’umanità. C’è stata un epoca in cui gli uomini ‘di pensiero’ erano cultori del sapere, avidi saccheggiatori dello scibile, scrivevano di filosofia e facevano esperimenti di biologia, studiavano la storia e osservavano gli astri. Magari avranno anche scritto colossali sciempieggiani ma che meraviglioso atteggiamnento! Ma a vincere è stata la follia classificatrice che generando ‘i saperi’, ha alzato le barricate e sono iniziate le guerre per la supremazia, per chi possieda le chiavi della consocenza, le guerre del : questo è il mio campo, quello è il tuo campo, questo è il mio lingaggio, quello è il tuo……filosofia, teologia,biologia, fisica, astronomia ecc….quella vecchia polvere mi sembra ancora nell’aria.

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