Hawking – Mlodinow, La grande storia del Tempo.

Stephen Hawking – Leonard Mlodinow, La grande storia del Tempo, Rizzoli, Milano, 2007 (Edizione originale: A Briefer History of Time, Random House, New York, 2005).

Vorrei inaugurare questa rubrica provando a recensire un libro che ho appena letto, consapevole dei limiti e delle possibilità di errore derivanti dalla lettura di un libro divulgativo, ma comunque difficile da digerire, tanto da rimettermi alla comprensione del responsabile della rubrica. La spunto per la lettura è stato il viaggio fatto alla scoperta della civiltà Maya. Si tratta di una civiltà che raggiunse, per l’epoca nella quale si sviluppò (2000 a.C.-1200 d.C.), avanzatissimi studi in campo astronomico.
In questo libro, il noto scienziato, considerato il maggior astronomo vivente, con la collaborazione del fisico americano Mlodinow, compie un aggiornamento ed una sintesi del precedente bestseller “Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo” del 1988.
Anche questo è un libro divulgativo, scritto con l’intento dichiarato dall’autore, di condividere con la gente comune gli straordinari risultati raggiunti dalla scienza. L’impresa non può dirsi del tutto riuscita, vista l’estrema difficoltà dei temi trattati. Tuttavia, per almeno 2 minuti dopo la chiusura del libro, si ha la sensazione di essere entrati all’interno dei più grandi misteri dell’uomo contemporaneo: come ha avuto origine l’universo? Dove stiamo andando? Siamo soli?
Gli autori passano in rassegna velocemente le concezioni storiche del tempo e dello spazio attraverso le scoperte più importanti da Galileo, a Newton e Einstein. Dopo aver descritto come attraverso queste scoperte l’uomo abbia scoperto la relatività dello spazio, non più assoluto, Hawking ci spiega come nel XX secolo si sia arrivati ad affermare pure la relatività del tempo (non più assoluto ma dipendente dall’osservatore), fino alla scoperta di una nuova dimensione, quella dello spazio-tempo, da cui l’affascinante discussione sulla possibilità dei viaggi nel tempo, attraverso i tunnel spazio-temporali.
Ma l’obiettivo dichiarato della fisica oggi, secondo l’autore, è la definizione di una “Teoria Unificata del Tutto” che sia in grado di mettere d’accordo le spiegazioni scientifiche sull’infinitamente grande (la Teoria della Relatività di Einstein), con quelle sull’infinitamente piccolo (la teoria delle stringhe).
Sulla possibilità di arrivare alla costruzione di questa teoria (che tale resterebbe, cioè la costruzione di un modello soggetto, in ogni caso, a continue e costanti riscontri e possibilità di errori), l’autore afferma che potrebbe anche rivelarsi vana. Ma se l’Uomo vi riuscisse, questi spiegherebbe perché egli e l’universo esistano, decretando, infine, “il definitivo trionfo della ragione umana, arrivando a conoscere il pensiero stesso di Dio“.
Proprio le difficoltà nelle costruzione di una “Teoria del Tutto” sembrano indurre Hawking alla chiamata in causa della filosofia, o meglio dei filosofi, cui nel finale del libro viene dedicato uno specifico appello/rimprovero.
Il linguaggio scientifico è pressoché inaccessibile alla gente comune, complice l’incapacità dei filosofi di aggiornare il loro linguaggio alle nuove scoperte scientifiche, da cui sono stati travolti.
Per questo, forse, in una intervista rilasciata in coincidenza con l’uscita di questo libro, l’autore ha dichiarato “senza senso” la domanda su cosa vi fosse prima del Big Bang e su cosa o chi vi abbia dato origine. Egli, probabilmente, ritenendo appannaggio della filosofia e della religione la risposta a queste domande, ritiene comunque sufficiente, per la sfida intellettuale dell’uomo, la costruzione di una teoria scientifica del tutto che di darebbe, “in teoria”, il pensiero stesso di Dio.

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