Se è vero che le cose belle sono rare quanto difficili, come scrive Spinoza alla fine dell’Etica, è anche vero, aggiungiamo noi, che spesso sono inaspettate. Una prova di ciò è una visita alla Biblioteca Bodmeriana di Ginevra conosciuta anche come Fondazione Martin Bodmer. Situata a Cologny, un sobborgo residenziale con vista sulla città e sul suo lago, la biblioteca svizzera raccoglie una delle più straordinarie quanto preziose collezioni di manoscritti e di libri della storia dell’umanità.
Elenchiamo alcuni testi per dare soltanto un’idea del tesoro da essa posseduto: Il Libro dei Morti dell’antico Egitto in un papiro del quarto secolo avanti Cristo; una delle Bibbie stampate da Gutemberg nel 1454; un incunabula, ovvero un originale manoscritto non autografo del 1487, della Divina Commedia di Dante; il manifesto originale delle 95 tesi di Lutero affisso a Wittenberg nel 1517; una vasta collezione di opere di William Shakespeare. Ma l’aspetto ancora più sorprendente, almeno per noi, è il numeroso materiale di carattere filosofico.
Anche in questo caso citiamo soltanto alcuni esempi: l’edizione originale del Leviatano di Hobbes del 1651; i Principia Mathematica di Newton nella prima edizione annotata e commentata a mano da Leibniz; l’autografo manoscritto di Nathan il saggio di Lessing del 1779; una vasta collezione di manoscritti di Goethe, tra cui un frammento del Faust; un autografo manoscritto di Einstein sulla teoria della relatività del 1920 [1]. Oltre ai testi, la fondazione è arricchita da notevoli pezzi d’arte relativi all’Egitto, alla civiltà greca e romana, all’Europa medievale e rinascimentale. Segnaliamo in questo caso soltanto il celebre ritratto di Dante Alighieri dipinto da Sandro Botticelli nel 1495.
La biblioteca nasce nel 1951 ma solo venti anni dopo viene formalmente istituita in fondazione. Ricco commerciante di seta, convinto sostenitore che i documenti scritti costituiscano la vera ed autentica ricchezza dell’umanità, Martin Bodmer è stato guidato dal preciso intento di dare vita a qualcosa di unico: una biblioteca che sia prima di tutto un edificio spirituale che rappresenti il simbolo di una vita serena e di un’esistenza i cui valori nascono dall’essere parte di un tutto. Il documento scritto, come lo stesso Bodmer amava ripetere, è «la materializzazione di un atto di creazione intellettuale e la preservazione di un’idea. La parola scritta è il mezzo più importante per questo scopo. Il termine deve essere compreso nel suo senso più ampio, includente lettere, immagini, note, numeri, simboli e formule» [2]. Niente può sostituire il manoscritto originale dello scrittore perché, come ha detto splendidamente Paul Valery, esso è stato toccato «dal suo sguardo e dalla sua mano. In esso, vediamo, riga per riga, il duello della mente con il linguaggio, la sintassi con gli dei, il duello tra delirio e ragione, nell’alternanza dello scrittore tra l’attesa e la fretta» [3].
Attorno a libri e ai manoscritti nasce l’idea del museo nel quale è esposta parte della collezione. La nuova struttura, costruita nel 2003 dall’architetto Andrea Botta, vuole evocare una cripta con all’interno, grazie alla sua particolare forma geometrica, una delicata luce naturale. In questo suggestivo ambiente i testi sono esposti in maniera tale da emergere come lampade luminose che brillano in luogo oscuro (guarda video). Uno spazio che rende concreta l’intuizione di Martin Bodmer: dare vita, secondo un’espressione tratta da Goethe, ad una sorta di coro mistico, ovvero «una misteriosa reciprocità di legami e di risonanze tra tutte le cose del mondo della mente umana. (…) Se si preferisce si potrebbe dire che si tratta di una sorta di teodicea, per prendere a prestito un termine da Leibniz, un deismo illuminato. Il suo obiettivo non è quello di giustificare l’esistenza di Dio ma di mostrare che tale ordine prefigura esso stesso la possibilità di Dio, a dispetto di tutta la miseria che esiste nel mondo. Chorus mysticus designa quindi il Tutto perché non è caos ma coro. Il mistero è che noi non sappiamo alla fine il perché»[4].
Con i suoi 160.000 pezzi, la Bodmeriana è la prima biblioteca privata al mondo. La sua minuziosa organizzazione rende particolare merito al direttore e a tutto il giovane e competente personale, che si è rivelato attento alle esigenze di ogni visitatore. Nei miei due giorni di permanenza sono stato assistito da Stasa Bibic, responsabile per le visite scientifiche, la quale mi ha accompagnato con la massima sollecitudine e disponibilità per ogni esigenza della mia ricerca.
Fondazione Martin Bodmer: la nostra passione per i testi e per tutto ciò che è documento scritto ha trovato un porto sicuro.
[1] Questi e altri titoli sono contenuti nello splendido catalogo della fondazione, Legends of the Century, edito in inglese e francese.
[2] Ibid, p. 209
[3] Ibid, p. 219
[4] Ibid, p. 48