Anders e la natura occulta dei mass media

Nell’ampio panorama filosofico occidentale il nome di Günther Anders è poco noto e, certamente, scarsamente considerato. Alcuni critici hanno ritenuto la sua opera come una mera demonizzazione della tecnica attraverso una reiterazione, priva di spessore o addirittura banale, di temi già trattati ed esacerbati. Tuttavia, fondate o meno che siano tali critiche, è certo che l’autore si è reso protagonista di un’analisi estremamente rilevante, e per certi versi profetica, sui mass media e sul sistema che muove questi apparecchi nella società contemporanea, da cui deduce una precisa concezione – tendenzialmente catastrofica – della tecnica. Il fulcro del suo pensiero si trova in L’uomo è antiquato testo costituito da due volumi pubblicati in tempi diversi: il primo nel 1956, il secondo nel 1980. Fra questi non sussiste solamente una differenza cronologica, ma anche strutturale; il secondo volume infatti, a differenza del primo, non può essere considerato una vera e propria opera, in quanto è costituito da una serie di articoli concepiti fra il 1957 e il 1979. 

Isoleremo dunque due temi trasversalmente presenti in entrambi i volumi, che saranno affrontati in due articoli per ogni tema: il primo tema è dedicato alla critica sociale dei mezzi mediatici; il secondo al concetto di tecnica in rapporto alla psicologia delle emozioni.

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