Il dislivello prometeico di Günther Anders

Il fulcro del pensiero di Anders risiede, come accennato nel precedente articolo, in uno dei temi più dibattuti della filosofia contemporanea – il problema della tecnica. La questione è affrontata in un passaggio del secondo volume della sua opera, in cui l’autore sostiene che «ciò che oggi dobbiamo chiederci è se disponiamo così liberamente della tecnica»; e prosegue: «può darsi benissimo che il pericolo che ci minaccia non consista nel cattivo uso della tecnica, ma sia implicito nell’essenza della tecnica in quanto tale» (Anders 1980, 113). Si evince così la sua postazione teoretica: la questione riguardo ad un uso “buono” o “cattivo” della tecnica è fuorviante in quanto pertiene ad una prospettiva antropocentrica, che non riconosce il suo statuto ontologico per sé. Una tale concezione lo accomuna, suo malgrado, ad autori coi quali tende a non comunicare o che critica esplicitamente; in particolare a Martin Heidegger. Il suo rapporto con la filosofia heideggeriana è infatti decisamente conflittuale; la critica all’ontologia heideggeriana, che si ritrova anche a più riprese nella sua opera principale, è esplicitata in diverse interviste ed è strutturata nel suo articolo On the Pseudo-Concreteness of Heidegger’s Philosophy (pubblicato per la prima volta in edizione italiana con il titolo Heidegger esteta dell’inazione nella rivista «MicroMega», 1996, 2, pp. 187-225 e successivamente nel volume collettaneo Anders, Arendt, Jonas, Löwith, Strauss 1988, 23-62).  Continue Reading