L’evidente portato innovativo dell’Intelligenza Artificiale e dei suoi effetti obbliga la filosofia a procedere a un’indagine meticolosa e attenta. Questa indagine non può che condurre, di conseguenza, a una sorta di riconfigurazione e ridefinizione dell’umano che vive rapportandosi continuamente con le tecnologie e il cambiamento costante.
È stata questa la considerazione dalla quale ha preso le mosse il XX Ritiro Filosofico, svoltosi sabato 12 e domenica 13 aprile 2025, per la prima volta a Campi di Norcia, ospiti dell’agriturismo Fonteantica. Il gruppo coordinato dalla professoressa Stefania Achella, infatti, composto dalla prof.ssa Anna Donise, dalla prof.ssa Marilena Anzalone e dal prof. Francesco Terenzio, è impegnato in un progetto di ricerca proprio su questi temi. Il confronto con una forma di intelligenza, come appunto l’intelligenza artificiale si definisce, e lo studio delle sue conseguenze pratiche, etiche e concettuali, conducono l’uomo come di fronte a uno specchio. Guardarsi all’esterno è uno stimolo necessario per mappare le caratteristiche dell’umano ai tempi dell’IA.
Durante i due giorni di riflessione ci si è concentrati, per lo più, su tre lemmi che definiscono e caratterizzano l’umano nella sua connotazione più specifica: empatia, autonomia e vulnerabilità. Una ricerca archeologica e genealogica dei tre lemmi che ha permesso di definire il campo d’azione e di avviare una riflessione che – come di consueto durante i ritiri filosofici – ha visto l’intervento di tutti i partecipanti. Nello specifico, la prof.ssa Donise si è occupata del tema dell’empatia, andando oltre la definizione più mainstream per cui essa è unicamente la capacità di ascoltare e rispondere in maniera pacifica ed emotiva, a uno stimolo proveniente da altre persone. La prof.ssa Anzalone ha approfondito la questione dell’autonomia, soprattutto raffrontando l’autonomia delle macchine con quella umana che, a differenza della prima, appare sicuramente più “condizionata” dalla relazione. Con l’intervento del prof. Terenzio si è invece ragionato intorno al tema della vulnerabilità, caratteristica umana e della sua fondamentale dignità.
Ciascuna discussione intorno ai temi proposti ha evidenziato come studiare il rapporto, concettuale e pratico, tra uomo e IA non sia un mero esercizio di stile, ma una necessità affinché si possano individuare rapporti di forza e storture. Per questo la relazione conclusiva della prof.ssa Achella ha tracciato un’idea di intelligenza che ha mostrato come il “prima” e il “dopo” dell’intelligenza umana sia, comunque, intelligenza. Appoggiandosi a tre grandi autori (Hegel, Bergson e Merleau-Ponty) Achella ha mostrato come l’intelligenza si trovi prima del soggetto, elemento che testimonia l’abbandono di ogni ontologia dei distinti. L’intelligenza, intesa in questo senso, ossia come campo d’azione, non si riduce al punto di vista, piuttosto si fa strumento di comprensione interno del vivente, ben prima dell’emersione di ogni soggetto di stampo moderno, garantendo così una prospettiva di superamento dell’eccezionalismo umano. Questa svolta post-umana, dunque, permette di affrontare il discorso intorno all’intelligenza umana da una prospettiva nuova, diffusa, orizzontale, vitale e multispecie. Un modello nuovo che va oltre l’umano tenendo conto di pre-umano e umano, elaborando così nuovi modelli ed ecosistemi che comprendono varie e infinite forme di intelligenza, compresa l’IA. Ed è proprio a partire da questa nuova consapevolezza che i tre lemmi acquistano una luce nuova: non soltanto elementi nei quali i soggetti possono ritrovarsi, bensì caratteristiche pure del vivente che forma e trasforma.