“Ché move il mondo?”

Da tempo al CERN di Ginevra si studiava il modo per confermare l’ipotesi del così detto Bosone di Higgs. Nella serata del 4 luglio 2012 è stato dato l’annuncio della effettiva scoperta di tale bosone (del quale, per evidente ignoranza, non so spiegarvi molto), che va quindi ad allargare i confini della scienza, di un passo più in là, che porterà – come ogni scoperta scientifica – una modificazione nella concezione della realtà e nella definizione delle leggi che governano il mondo.
I giornali, ovviamente, sono infarciti di articoloni su tale scoperta, che rinominano la scoperta della Particella di Dio. Intanto due considerazioni: 1. cercare di inserire la religiosità, ancora una volta, in una ricerca razionale e più che mai regolata da leggi di Necessità e Causalità è deviante e sminuisce la ricerca scientifica; 2. se fossi un credente (di quelli veri, coerenti!) mi arrabbierei, non potrei vedere la mia divinità resa particella, spostata dalla sua aurea di sacralità.

Oltre queste considerazioni quasi da discussione di talk show, vorrei intervenire sul ruolo che gioca questa scoperta nel rapporto tra scienza e Filosofia, e sul ruolo della Filosofia oggi. Argomento caro a noi di RF. (Vedi: http://www.ritirifilosofici.it/?p=801)

Leggendo di tale scoperta, ai confini della materia, e del Big Bang, su giornali internazionali ho riscontrato – più volte – l’affermazione che: se fosse confermata e stra-confermata tale teoria il mondo sarebbe governato da poche leggi semplici ed estremamente efficaci.
Certo è che i fisici ora dovranno dimostrare se tale scoperta è vera, e se veramente ci saranno poche e semplici leggi a governare il mondo, o – parafrasando Dante – a “movere il mondo”.
Di sicuro ciò mi porta a pensare che questa scoperta sia una ulteriore prova a conferma della mia (e nostra, di RF) teoria del ruolo della Filosofia nel dibattito odierno. E nel rapporto con la scienza.
Anche se venisse spiegato come il momento prima del Big Bang (tale è la portata della scoperta del Bosone) è necessario che a fare i conti con tale novità (o eternità?) sia la Filosofia. L’unica capace di inserire un nuovo paradigma, per usare i termini cari a Khun, nella mentalità scientifica (intesa in senso molto ampio) e poi trasferire le conseguenze nella realtà pratica.
I filosofi che hanno concepito il proprio lavoro come un lavoro volto alla comprensione del Tutto sarebbero entusiasti di questa scoperta, ma si lascerebbero il “compito” di fare i conti con questa novità.

E sostengo ciò per un semplice motivo, e niente affatto per demonizzare gli scienziati e coloro che praticano ricerca scientifica senza dogmi, e men che mai per difendere una improbabile categoria dei filosofi. Ma perché: è storicamente comprovato che il Tutto (che eccede la somma delle sue parti) è argomento di studio dei filosofia, e della Filosofia. Azione razionale e logica per eccellenza, senza punti di vista, ma totale, e totalmente razionale.

Saverio Mariani